Indice di rischio climatico: Italia sedicesima
È in corso in questo mese di novembre 2025 in Brasile la COP30, la conferenza sui cambiamenti climatici organizzata dall’ONU. Il tema dei cambiamenti climatici è stato spesso strumentalizzato negli ultimi anni, trasformandosi in una sorta di “tifo” o ideologia, ma i dati scientifici, purtroppo, non hanno colore politico.
Germanwatch, un’organizzazione indipendente che da oltre 30 anni si occupa di clima e diritti umani, ha stilato il “Climate Risk Index“, ovvero l’indice di rischio legato ai cambiamenti climatici. Il nostro Paese non occupa certo una posizione che possa lasciarci tranquilli e sereni. L’Italia si colloca al 16° posto a livello mondiale, in base ai dati degli ultimi 30 anni (1995-2024). La classifica vede in testa la Repubblica Dominicana, il Myanmar e, a seguire, l’Honduras, Paesi che sono stati vittime di eventi estremi, causando vittime e danni per milioni di dollari. Questa speciale classifica calcola proprio questi parametri, ovvero l’impatto sui Paesi in termini di persone coinvolte e danni all’economia.
A livello mondiale, negli ultimi 30 anni sono morte ben 832 mila persone: un vero bollettino di guerra. I danni economici stimati su circa 9.700 eventi estremi sfiorano i 5 mila miliardi di dollari: una cifra enorme.
L’Italia è reduce da eventi estremi in questi ultimi anni. Ricordiamo l’Emilia-Romagna, le Marche, ma anche la Valle d’Aosta lo scorso anno. Andando indietro nel tempo, troviamo la Liguria, ma anche il Veneto (tempesta Vaia), la Calabria, la Sardegna e la Sicilia. Di fatto, nessuna regione italiana è immune ai cambiamenti climatici, un dato enfatizzato dal fatto che oltre il 90% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico.
Dunque, è velocemente dimostrato come il nostro Paese si trovi fra i primi 20 al mondo più colpiti e potenzialmente più vulnerabili in futuro. Triste quarto posto per l’Italia, invece, in termini di vittime ogni 100 mila abitanti. Un dato allarmante e tanto evidente per un Paese piccolo come il nostro.
Nonostante questi dati, purtroppo, i temi ambientali non sono più da tempo sulle cronache dei giornali, se non quando accadono gli eventi. Il tema viene spesso etichettato come ideologico ed è ormai raro sentire parlare di protezione del territorio, di vulnerabilità dei nostri comuni e dei rischi naturali che li coinvolgono. Già in altri articoli abbiamo lanciato questo allarme, ma purtroppo il rischio idrogeologico e i cambiamenti climatici non sono attualmente ai primi posti delle agende di molti governanti, sia in Italia che in altri Paesi.












