La trappola di Tucidide
In questi giorni la geopolitica tiene banco con un bilaterale tra le due maggiori potenze mondiali: Cina e Stati Uniti. Pare che Xi abbia citato, durante i colloqui, la “trappola di Tucidide”. Non si è capito, in effetti, in quale contesto sia stata fatta questa dotta citazione, ma la cosa mi ha ispirato un piccolo approfondimento.

Ieri sera qualche giornalista ironizzava sul fatto che Trump potesse sapere chi è, o anche aver solamente sentito nominare Tucidide, facendo evidentemente riferimento alle basi culturali del presidente degli Stati Uniti che non sembra aver mai fatto dello studio una propria prerogativa. In effetti Tucidide si studia, almeno in Italia, solamente al liceo classico ed è lo storiografo di riferimento per la Guerra del Peloponneso che vide fronteggiarsi per buona parte del V sec. a.C. Sparta ed Atene. Di lui si sanno poche cose a livello biografico, ed è affascinante l’ipotesi di Canfora che l’opera dello storico sia stata ripresa e conclusa da Senofonte, a cui l’insigne grecista attribuisce una parte dell’opera tucididea. Al di là della cosiddetta “questione tucididea”, squisitamente filologica, dall’opera dell’ateniese emerge una grande consapevolezza del rapporto tra lo storico ed il suo pubblico, prendendo atto che la fruizione del suo testo non poteva che riguardare un uditorio selezionato e colto. Questo pubblico poteva “perdonare” all’autore un testo che non indugiava in narrazioni accattivanti. Il rigore scientifico dello storico consisteva nell’esposizione delle “pragmata”, dei fatti, e barattava il successo di un’effimera performance con la perenne validità di un’opera fattuale.
Ma in cosa consiste la trappola di Tucidide? E’ bene chiarire che nella sua opera Tucidide non parla di nessuna trappola. La locuzione fu introdotta molto recentemente, nel 2012, da un giornalista del Financial Times. Bisogna risalire, in questo caso, alle cause dello scoppio della guerra del Peloponneso. E, come sempre, se c’è un causa scatenante sussistono certamente dei motivi più profondi alla base di un conflitto. Sono andato a rileggermi il passo in cui Tucidide illustra, a suo modo di vedere, le vere cause dell’evento bellico tra Sparta ed Atene, fermo restando che la causa scatenante fu l’intervento di Atene a favore di Corfù in una contesa con la città fondatrice Corinto. Sono andato a rileggere alcuni passi delle storie di Tucidide, in modo da verificare le vere “aitiai”, le cause profonde del conflitto stesso.

La potenza ateniese è in rapida ascesa, forse quella lacedemone è vista come crepuscolare, o comunque certamente affermata. Per questo Tucidide vede come inevitabile un conflitto tra due società con modelli profondamente diversi ma anche parabole affatto diverse. Eccola la trappola di Tucidide: una dinamica in cui due potenze entrano naturalmente in conflitto, soprattutto quando si prende atto dell’inarrestabile ascesa della potenza più giovane. Per questo il politologo del Financial Times (che, me lo sono andato a vedere, si chiama Graham Allison) aveva proposto un ardito accostamento tra la Sparta americana e la cinese Atene, in un chiasmo di penna e forse non d’intenti. La guerra, infatti e per la cronaca, fu vinta da Sparta, mentre tutti noi speriamo che questo parallelismo si fermi e che magari il biondo presidente, che potrebbe impersonificare Pericle in queste improbabili vite parallele, faccia presto qualche passo indietro.











