Published On: Dom, Lug 26th, 2026

Io non ho paura

Io non ho paura è il titolo di un noto libro che è poi diventato anche un film pluripremiato. Racconta la storia di un bambino che non ha paura. Da adulti spesso ci ritroviamo circondati da paure che non riusciamo a capire da dove arrivino e perché ci fanno cosi tanto stare male. I bambini spesso sono impavidi rispetto agli adulti, sembrano proprio come se non avessero paura di nulla. Da qui la domanda: ma i bambini nascono già con alcune paure? Oppure la paura è un sentimento che si acquisisce crescendo?

Quando un neonato viene al mondo, non conosce il significato del pericolo. Non ha paura del buio, dei ragni o dei mostri sotto il letto. Eppure, crescendo, svilupperà alcune di queste paure che per mesi o anni non ha mai avuto. Da dove nasce quindi la paura e perché si sviluppa?

Le ricerche sullo sviluppo infantile mostrano che la maggior parte delle paure viene appresa attraverso le esperienze vissute e le reazioni delle persone che circondano il bambino. Quando nasciamo, presentiamo alcune risposte automatiche a stimoli improvvisi, come un forte rumore o la sensazione di cadere. Si tratta di reazioni programmate dal sistema nervoso per favorire la sopravvivenza. Tuttavia, queste sono risposte biologiche: la paura non è solo questo, ma richiede anche la capacità di interpretare uno stimolo come minaccioso. Questa capacità, che è alla base della paura, si costruisce nel tempo.

Negli esseri umani, uno dei principali meccanismi attraverso cui si sviluppa la paura è l’apprendimento sociale. Per i bambini molto piccoli saranno i genitori o le persone che si prendono cura di loro ad avere una grande responsabilità nello sviluppo di alcune paure. I bambini osservano continuamente gli adulti e le loro reazioni emotive diventano una bussola per interpretare il mondo.

Se un bambino sente un tuono e il genitore accanto a lui rimane rilassato, imparerà che non c’è alcun pericolo. Se invece l’adulto si irrigidisce o mostra preoccupazione, il bambino assocerà quell’evento a una situazione di rischio.

Alcune paure nascono invece da esperienze dirette. Un bambino che cade dalla bicicletta potrebbe diventare un po’ più prudente prima di risalirci. Questa esperienza verrà registrata dal cervello e utilizzata per evitare rischi futuri.

Altre paure vengono trasmesse tramite racconti, cultura e media. Dire a un bambino “non andare lì, è pericoloso” oppure esporlo ripetutamente a notizie allarmistiche può contribuire all’insorgere di timori che non avrebbe sviluppato spontaneamente. Il modo in cui comunichiamo con i bambini può quindi influenzare profondamente la loro percezione del mondo.

Questo non significa nascondere loro i pericoli reali. La vera sfida educativa consiste nell’insegnare ai bambini a distinguere i pericoli reali da quelli immaginari e a utilizzare la paura come uno strumento, non come un limite.

Ma se la paura si impara, allora forse si può anche disimparare? È una delle scoperte più incoraggianti delle neuroscienze moderne: il cervello che ha costruito una paura è spesso lo stesso cervello che può liberarsene.

Possiamo imparare a vivere con la paura fino a non esserne più dominati.

La paura è un’emozione normale e utile. Non dobbiamo “guarire” dalla paura in sé, perché ci protegge dai pericoli. Quello da cui possiamo guarire sono le paure eccessive, irrazionali o invalidanti, come le fobie, l’ansia o i traumi.

Dal punto di vista neuroscientifico, il cervello è plastico: può apprendere una paura, ma può anche disimpararla o modificarla. Quando una persona affronta gradualmente ciò che teme in un ambiente sicuro, il cervello crea nuove associazioni: “Questo stimolo non è così pericoloso come pensavo.” Con il tempo, la risposta di paura diminuisce.

Per questo motivo molti psicologi preferiscono parlare di elaborazione della paura o di apprendimento della sicurezza.

Una delle idee più affascinanti è che la paura si impara, ma si può anche reimparare il coraggio.

In fondo, le paure più grandi della nostra vita spesso non sono quelle con cui veniamo al mondo, ma quelle che il mondo ci insegna.

LoBue V., Adolph K.E. (2019). Fear in Infancy: Lessons From Snakes, Spiders, Heights, and Strangers. Developmental Psychology, 55(9), 1889-1907.

About the Author

- Ricercatrice biomedica presso un centro di ricerca di Cambridge (UK) si occupa di ricerca in campo oncologico. Laureata in Biotecnologie all’Università di Torino e dottorato di ricerca all’Università di Udine, si occupa anche di divulgazione scientifica e social media.