Published On: Mar, Ago 4th, 2026

Martina Favaretto e l’oro mondiale: “Ho imparato a vincere prima nella mente”

Ha conquistato il titolo mondiale, entrando definitivamente nell’élite della scherma internazionale. Ma dietro l’oro c’è molto più di una vittoria: ci sono la paura, il sacrificio, il lavoro mentale e la capacità di non arrendersi mai. GeoMagazine.it ha incontrato Martina Favaretto per raccontare non solo l’atleta, ma la persona che ha imparato a trasformare i propri sogni in obiettivi.

Ci sono vittorie che si misurano in una medaglia.

E poi ce ne sono altre, molto più silenziose, che nessuno vede.

Sono quelle combattute quando il pubblico non c’è, quando le luci della pedana si spengono e rimangono soltanto la fatica, i dubbi e quella domanda che ogni atleta, almeno una volta, finisce per rivolgere a sé stesso: “Ne vale davvero la pena?”

Martina Favaretto è oggi una delle protagoniste assolute della scherma mondiale. La recente conquista del titolo iridato non rappresenta soltanto il punto più alto della sua carriera, ma il risultato di un lungo percorso costruito sulla crescita personale, sulla resilienza e su un lavoro mentale che spesso rimane invisibile agli occhi del pubblico.

In un periodo in cui la scherma italiana continua a essere protagonista sulla scena internazionale, abbiamo voluto andare oltre il risultato sportivo per conoscere la donna dietro la campionessa.

Oro Olimpico di Martina Favaretto – credit by Bizzi team

Dopo aver conquistato il titolo mondiale, che cosa è cambiato dentro Martina Favaretto?

Io sono sempre la stessa, sicuramente con più consapevolezza di me stessa e delle mie capacità. Però alla fine sono sempre la stessa ragazza con gli stessi sogni, che poi con il tempo e con i risultati si sono trasformati in veri e propri obiettivi.

Sicuramente la medaglia d’oro mondiale era uno dei più grandi obiettivi della mia carriera ed essere riuscita a raggiungerlo rappresenta il coronamento di anni di lavoro fisico e mentale, combattendo spesso con la paura di non farcela.

Sono certa che questa vittoria potrà darmi qualcosa in più: quella sicurezza e quell’autostima che cercavo da tanto tempo.

Ogni campione attraversa momenti in cui la tentazione di mollare sembra più forte della voglia di continuare. Che cosa ti ha permesso di andare avanti?

Di momenti difficili ce ne sono stati spesso e non soltanto in passato.

Nei periodi di maggiore tensione, quando l’ansia prende il sopravvento, mi viene spontaneo domandarmi: “Chi me lo ha fatto fare?”

Poi però mi guardo indietro e penso ai miei sogni, a tutto il lavoro fatto e a tutte quelle volte in cui sembrava davvero che fosse finita e invece è arrivata una svolta.

Una frase di mio fratello mi ha aiutata tantissimo.

Mi disse che mollare è la scelta più semplice, soprattutto nei momenti difficili, perché appena smetti di lottare smetti anche di soffrire. Ma proprio in quel momento perdi tutto quello per cui hai lavorato.

Combattere, invece, è molto più difficile.

Bisogna rimanere dentro quella sofferenza.

Ma è proprio lì che si costruiscono i risultati.

Credo profondamente che il lavoro, alla fine, ripaghi sempre.

Argento olimpico a squadre Parigi2024 – credit by Bizzi team

Dietro una medaglia ci sono rinunce che spesso il pubblico non immagina. Quanto costa vivere da atleta di altissimo livello?

La vita di uno sportivo è fatta di sacrifici e difficoltà, ma come accade per qualsiasi lavoro, quando c’è passione tutto pesa un po’ meno.

La scherma occupa completamente le mie giornate.

È il mio lavoro e cerco di dedicarle tutta me stessa.

Non è sempre facile rinunciare a una parte della vita che una ragazza di venticinque anni normalmente vivrebbe: le uscite, i concerti, i viaggi.

A volte penso che questi anni non torneranno più.

Poi però guardo tutto quello che questo sport mi sta regalando e capisco che ogni scelta ha un senso.

L’importante è trovare il giusto equilibrio tra il concedersi qualche momento per vivere la propria quotidianità e dare tutto sé stessi quando si torna in pedana.

All’esterno trasmetti un’immagine di grande sicurezza. Quanto conta invece il lavoro sulla fragilità emotiva?

Quella sicurezza è solo un’apparenza.

In realtà sono una persona molto emotiva, sia in pedana sia nella vita.

Per molto tempo questa è stata una delle mie debolezze.

Negli ultimi anni, e soprattutto nell’ultimo mese, ho lavorato tantissimo con il mio psicologo dello sport, Bruno Demichelis, che mi ha aiutata a trovare strumenti concreti per gestire l’ansia e trasformarla in qualcosa di positivo.

È un percorso lungo.

Molto più lento rispetto all’allenamento fisico.

Ma probabilmente anche più difficile.

Per tanto tempo mi sono chiesta se proprio la mia emotività mi avrebbe impedito di raggiungere quello che desideravo.

Oggi posso dire che il lavoro mentale ha ripagato tutti gli sforzi.

Vittoria al mondiale a squadre Hong Kong 2026 – credit by Bizzi team

Qual è stata l’emozione più intensa che ti ha lasciato questa vittoria mondiale?

Vincere il Mondiale è stata un’emozione unica.

Non soltanto per la medaglia, ma per tutto il significato che aveva per me.

Mi ha colpito tantissimo l’affetto delle persone che mi sono sempre state vicino e che hanno creduto in me anche quando le cose non andavano come speravo.

Inoltre ho ricevuto i complimenti e la stima di alcuni tra i più grandi campioni della scherma italiana e internazionale.

Sono momenti che porterò sempre con me.

Se potessi parlare alla Martina di qualche anno fa, oppure a una giovane atleta che oggi sogna di arrivare dove sei tu, che cosa le diresti?

Le direi di crederci sempre.

Di non mollare mai.

Di continuare a lavorare sui propri sogni anche quando sembrano lontanissimi.

Perché nulla è davvero impossibile se ci si crede e si è disposti a lavorare duramente.

Oggi sei un punto di riferimento per tante giovani schermitrici. Che responsabilità senti nei loro confronti?

Per me è un grande onore poter rappresentare un esempio.

Spero di riuscire a trasmettere soprattutto la passione per questo sport.

Vorrei che capissero che non bisogna mai accontentarsi, ma continuare sempre a lottare per ciò in cui si crede.

Vale nello sport.

Ma vale ancora di più nella vita.

Martina Favaretto in pedana – credit by Bizzi team

Quando fra dieci o quindici anni guarderai indietro, come vorresti ricordare Martina Favaretto?

La scherma rappresenta un capitolo importantissimo della mia vita e oggi voglio dedicarle tutta me stessa, cercando di raggiungere tutti gli obiettivi che mi sono prefissata.

Ma vorrei che rimanesse proprio questo: un capitolo.

Quando la mia carriera finirà mi piacerebbe cambiare completamente vita e dedicarmi ad altro.

Spero che fra dieci o quindici anni queste medaglie rappresentino la prova concreta che tutto è possibile quando si crede davvero nei propri sogni.

E che continuino a ricordarmi quanto sia importante impegnarsi e lottare, in qualsiasi ambito della vita.

Le medaglie raccontano il risultato.

Le persone raccontano il viaggio.

Martina Favaretto appartiene a quella rara categoria di campioni che non parlano soltanto di vittorie, ma di crescita. Dietro ogni stoccata c’è il lavoro invisibile della mente, la capacità di convivere con la paura e la scelta quotidiana di non arrendersi quando sarebbe più semplice farlo.

In un tempo in cui lo sport rischia spesso di essere ridotto ai numeri, ai podi e alle classifiche, la sua storia ricorda che il successo nasce molto prima della gara: nasce nel coraggio di restare fedeli ai propri sogni anche quando nessuno può ancora vedere il traguardo.

About the Author

- Diplomato a Milano in osteopatia, è appassionato di arte contemporanea e jazz. Ama la montagna, la sua sostenibilità e la cultura delle terre alte. Scrittore di fantasy e pittore per passione, intreccia linguaggi e immaginari diversi per raccontare il presente con uno sguardo sensibile e trasversale. Su GeoMagazine.it esplora i legami tra creatività, territorio e culture visive contemporanee.