Elettrico: l’Europa timida e la Cina testa la ricarica flash
Il dibattito sull’elettrico infiamma da tempo l’Europa e l’Italia in particolare. È diventato quasi una battaglia di fazioni, spesso legata alla politica e quasi mai una battaglia con numeri oggettivi. Se più volte da queste pagine abbiamo riportato ricerche ed evidenze, in particolare sui social si va avanti per partito preso.
È notizia di questi giorni che il regolamento europeo AFIR (Alternative Fuels Infrastructure Regulation – Regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi) prevede che entro i prossimi anni ci vorrà una stazione di ricarica ogni 60 km sulle principali arterie stradali e che le colonnine dovranno essere dotate di pagamento sul posto con carta, senza per forza dover utilizzare un’app. Inoltre, la tariffa dovrà essere chiaramente esposta. Tutto ciò dovrà essere completato entro i prossimi 4 anni.
Cosi, mentre l’Europa cerca di dare forma e regole ad un nuovo sistema di mobilità, la Cina procede a spron battuto su ricerca e innovazione, soppiantando gli Stati Uniti e superando persino la pioniera Tesla. Risultano particolarmente interessanti i test sui nuovi sistemi di ricarica ultra-rapida di BYD, colosso cinese con centinaia di brevetti depositati ogni anno, che ha testato un’auto elettrica a -30 °C, passando dal 20% al 97% di carica in circa 12 minuti e garantendo quasi 600 km di autonomia (Modello auto Denza Z9GT). Va detto che per ottenere questi risultati saranno necessarie colonnine “Flash Charge” da 1,5 MW (ossia 1.500 kW), un’infrastruttura imponente e non realizzabile nell’immediato; tuttavia, i tempi di ricarica diventano ormai più veloci della pausa per un caffè
Tali tempistiche iniziano a essere paragonabili a quelle delle auto termiche. La direzione è ormai segnata, oltre le polemiche: mentre in Italia ci si divide tra “Green Deal sì” e “Green Deal no” di fronte a cambiamenti climatici evidenti, la Cina studia e fa ricerca.
Nel video si racconta l’esperimento in Flash Charge











