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Tecnologia 5G e salute, cosa dice la scienza?

Il 5G, ossia la quinta generazione di tecnologia per telefoni cellulari, funzionerà utilizzando l’energia elettromagnetica, e più specificamente la radiofrequenza, meglio conosciuta con il termine di onde radio. Tale tipo di radiazione, già utilizzata per le tecnologie passate, non è ionizzante, vale a dire che non danneggia il nostro DNA come riescono a fare invece i raggi X o quelli provenienti dal Sole.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, significa che non vi è la necessaria energia per rompere i legami chimici o rimuovere gli elettroni a contatto con i tessuti. Anche se inizialmente il 5G utilizzerà lo stesso tipo di onde radio utilizzate nella tecnologia precedente (Il 3G e il 4G utilizzavano frequenze da 800 MHz a 2,6 GHz), in futuro opererà a frequenze più elevate (694-790 MHz, 3,6-3,8 GHz e 26,5-27,5 GHz), permettendo connessioni e tempi di risposta più rapidi, oltre ad una capacità di connessione di più utenti contemporaneamente. Ora, noi sappiamo che maggiore è la frequenza, minore è la distanza percorsa dalle onde radio e poiché le frequenze 5G saranno superiori a quelle utilizzate dalle precedenti tecnologie di telefonia mobile, saranno necessarie molte più celle.

La tecnologia 5G sfrutterà come detto le onde millimetriche, chiamate così perché la lunghezza d’onda è misurata in millimetri. Poiché le onde millimetriche possono essere influenzate anche da pioggia, assorbimenti atmosferici, ostacoli vari, le celle devono essere distanziate di circa 250 metri. La scienza infatti dimostra che le frequenze più alte non viaggiano per lunghi tragitti, per cui l’esposizione sarà inferiore rispetto alle tecnologie precedenti. Ciò si traduce in esposizioni più superficiali che sono per lo più assorbite dalla pelle piuttosto che in profondità del nostro corpo. L’idea che più ripetitori conducano a esposizioni più elevate è quindi un errore, dal momento che un numero maggiore di “antenne” permetterà ai telefoni cellulari di funzionare ad una potenza ridotta, comportando una riduzione all’esposizione personale.

È importante sottolineare che, nonostante ricerche approfondite, non esistono evidenze scientifiche in merito agli effetti sulla salute relative ai ripetitori telefonici. Questo consenso, che in un primo momento può sembrare fuorviante, è stato ribadito da organismi di esperti internazionali indipendenti. Sappiamo che la radiofrequenza interagisce con il corpo umano, ma gli effetti sulla salute sono stati dimostrati soltanto in presenza di livelli di potenza molto più elevati rispetto a quelli usati nelle telecomunicazioni; ad esempio un forno a microonde, che causa variazioni di temperatura corporea.

Gli unici effetti sulla salute umana dei campi elettromagnetici a radiofrequenza che siano stati accertati dalla ricerca scientifica sono gli effetti a breve termine, di natura termica, dovuti a meccanismi di interazione tra i campi e gli organismi biologici ben compresi. Le variazioni di temperatura associate ai telefoni cellulari sono molto ridotte, soprattutto se confrontate con le normali variazioni di temperatura giornaliere o indotte dall’esercizio fisico. L’organismo può tollerare aumenti di temperatura inferiori a 1°C, soglia al di sotto della quale non si verificano pertanto effetti di danno per la salute.
Gli standard internazionali di protezione definiscono limiti di esposizione ai campi elettromagnetici il cui rispetto garantisce ampiamente, grazie anche all’introduzione di opportuni fattori di riduzione, che la soglia degli effetti termici non venga superata. Al contrario, è ben noto come l’ansia, lo stress e la paura incidano negativamente sulla nostra salute e sul nostro benessere generale.

Riferimenti bibliografici e fotografici:

  • International Agency for Research on Cancer (IARC), “Non-Ionizing radiation, Part II:
    Radiofrequency Electromagnetic Fields”, Monographs on the Evaluation of Carcinogen Risks to
    Humans vol. 102. Lyon: IARC; 2013.
  • International Agency for Research on Cancer (IARC), “IARC Monographs Questions and
    Answers”, 2015.
  • International Agency of Research on Cancer (IARC), “Radiation”, Monographs on the
    Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans. A Review of Human Carcinogens vol. 100 D. Lyon:
    IARC; 2012.
  • old.iss.it
  • Pixabay.com
Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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