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Tipi di vulcani

Credit: Renato Sansone - Geomagazine.it

Un vulcano può essere definito come una fenditura nella crosta terrestre, attraverso la quale fuoriesce il magma. Una buona parte dei materiali eruttati si accumula attorno alla bocca eruttiva, costruendo edifici vulcanici di forme e dimensioni molto variabili.

I vulcani monogenici si formano per l’accumulo dei prodotti di una singola fase eruttiva. Esempi di vulcani monogenici sono i coni e gli anelli di tufo.

I coni di scorie hanno pianta circolare e si formano nel corso di eruzioni stromboliane. Il loro accrescimento deriva dalla ricaduta e dall’accumulo di frammenti di magma vescicolato di colore nerastro (scorie), nelle immediate vicinanze della bocca eruttiva.

Coni e anelli di tufo: I coni e gli anelli di tufo si formano a seguito di eruzioni freato magmatiche. Sono costituiti prevalentemente da depositi da flusso finemente stratificati e, in minore quantità, da depositi da caduta. I coni si differenziano dagli anelli per la maggiore altezza e per il più alto rapporto fra il diametro della base dell’edificio e quello del cratere.

Credit: Renato Sansone

I vulcani poligenici si formano per l’accumulo dei prodotti di molteplici eruzioni, separate da periodi di riposo più o meno lunghi. Esempi di vulcani poligenici sono i vulcani a scudo (come quelli delle isole Hawaii) e i vulcani compositi (come il Vesuvio, l’Etna e lo Stromboli).

I vulcani a scudo si formano essenzialmente per accumulo di colate laviche molto fluide. Essi hanno la forma convessa verso l’alto e fianchi poco inclinati. L’altezza dell’edificio è molto più piccola del diametro della sua base.

I vulcani compositi o stratovulcani, si formano per accumulo di depositi di eruzioni esplosive e di colate laviche. Essi hanno forma conica e fianchi ripidi. Questi vulcani, oltre al cratere sommitale, possono avere altre bocche eruttive sui fianchi, spesso allineate lungo fratture radiali.

Le caldere sono ampie depressioni della superficie terrestre. Si formano per lo sprofondamento del tetto di una camera magmatica superficiale, svuotata a seguito di un’eruzione durante la quale sono stati emessi grandi volumi di magma (fino ad alcune centinaia di Km cubi). Il successivo arrivo dal profondo di nuovo magma nella camera magmatica può determinare il sollevamento del fondo della caldera, fenomeno detto di risorgenza.

Bibliografia: Ingv, sezione di Napoli – Osservatorio Vesuviano

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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