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Dalla “macelleria” di Solferino, alla Croce Rossa

La battaglia di Solferino (Credit Red Cross)

L’8 maggio si celebra la giornata internazionale della Croce Rossa (e Mezzaluna Rossa), l’organizzazione umanitaria internazionale forse più conosciuta al mondo. La storia della nascita di questa organizzazione, prende ispirazione dai tragici fatti di guerra avvenuti nel 1859 in Italia.

In quell’anno, sulla pianura padana, si stava consumando la seconda guerra di indipendenza che permise al Regno di Sardegna di annettere la Lombardia.

Nella celebre battaglia svoltasi a Solferino, oggi in provincia di Mantova, si affrontarono l’esercito Franco-Piemontese contro quello Austriaco. I due titani europei di allora si affrontavano sullo scacchiere italiano per la supremazia e l’influenza sull’Europa meridionale. In questo scontro ci fu posto per gli accordi di Plombiéres fra Cavour e Napoleone III per scacciare gli austriaci dalla penisola italiana e lasciare più spazio ai francesi e ai Savoia.

Quella battaglia fu una vera e propria macelleria e il bilancio fu drammatico: quasi 5.000 morti e oltre 20.000 feriti. Il servizio sanitario di soccorso degli eserciti, su entrambe i fronti, era totalmente inadeguato e inefficace. Fu la popolazione stessa che intervenne nel soccorrere i feriti, senza distinzioni di parte. In quel tempo si trovava da quelle parti l’imprenditore svizzero Henry Dunant che assistette al drammatico spettacolo che si presentava dopo quella cruenta battaglia. Il giovane ginevrino fu talmente colpito da quanto visto in Italia che tornato a casa, si chiuse diversi mesi in casa per scrivere il libro “Un ricordo di Solferino”. Nell’opera, oltre a raccontare la guerra, l’autore si soffermò a parlare del totale abbandono di morti e feriti da parte dei due eserciti esausti e dell’opera pia dei cittadini nel soccorrere i feriti.

Simbolo Croce Rossa

Il libro ebbe inizialmente uno scarso successo, ma finì nelle mani di alcuni filantropi che contattarono Dunant per fondare un primo comitato e scrivere una prima convenzione sulla tutela dei feriti in battaglia. Il tutto avvenne a Ginevra (Svizzera), sede ancora oggi dalla Croce Rossa internazionale. Già nel 1864 erano 12 i paesi che avevano sottoscritto la convenzione, fra questi Svizzera, Italia, Spagna e Francia. In pochi anni l’organizzazione prese piede via via in tutta Europa e poi in tutto il mondo. Come simbolo di riconoscimento, partendo dalla bandiera bianca (simbolo di cessate il fuoco) e in onore della nazione che ospitò questa grande invenzione, si scelte la bandiera svizzera a colori invertiti (Croce rossa dentro bandiera bianca). Non fu attribuito nessun simbolo religioso a tale segno di riconoscimento nei teatri di guerra. Nel 1876, l’Impero Ottomano (Turchia), scrisse al Comitato che avrebbero utilizzato nel simbolo, al posto della croce, la mezzaluna (simbolo dell’islamismo). Questa coesistenza dei due simboli si formalizzò solo nel 1929.

Nel 1901 Dunant vinse il nobel per la Pace, ma nonostante i grandi successi e la sua filantropia, Henry morì 9 anni dopo povero e solo in una stanza di albergo di Heiden, sul Lago di Costanza. Il triste destino di uno dei grandi della terra.

Simboli ufficiali (Croce, Cristallo e Mezzaluna)
(Credit Red Cross)

Il primo grande test della Croce Rossa si ebbe nella Prima Guerra Mondiale (1914-1918) dove fu messa a dura prova dalla devastazione di un logorante conflitto di trincea che devastò mezza Europa. Nel 1949 una nuova convenzione sostituì quella del 1864. La storia della Croce Rossa Internazionale ha poi accompagnato i diversi e tragici conflitti di tutto il globo e recentemente. Recentemente, vista l’associazione da parte di alcuni della Croce o della Mezzaluna come simboli religiosi, è stato affiancato il simbolo del cristallo rosso, che in aree di conflitti inter-religiosi durante i soccorsi evita che il personale sia strumentalizzato o peggio ancora diventi bersaglio del conflitto.

Fonti Bibliografiche : ICRC (International Organization), Red Cross

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Giuseppe Cutano: Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia e per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche.
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