Published On: gio, Giu 4th, 2020

Il punto caldo di Yellowstone potrebbe essere in declino

Nel corso della lunga storia della Terra, le super-eruzioni vulcaniche sono state tra gli eventi più estremi che abbiano influenzato la superficie del nostro pianeta.  Queste esplosioni espellono enormi volumi di materiale – almeno 1.000 volte più dell’eruzione del Monte Sant’Elena del 1980 – e hanno il potenziale per alterare il clima del pianeta.
Ora, in uno studio pubblicato su Geology, i ricercatori hanno annunciato la scoperta di due super-eruzioni avvenute 9 e 8,7 milioni di anni fa associate al punto caldo di Yellowstone, che vanno ad aggiungersi a quelle precedentemente note. Una scoperta che lascia intravedere una sorta di “indebolimento” del punto caldo.

Il Parco Nazionale di Yellowstone è famoso nel mondo per i suoi geyser e per le sorgenti termali. Queste caratteristiche termiche sono facili da osservare, evidenziate da un sistema magmatico attivo sotto il Parco. Questo sistema ha prodotto alcune delle più grandi eruzioni vulcaniche della storia della Terra, così grandi che gli
scienziati lo chiamano supervulcano. Prima delle super eruzioni appena scoperte, le tre più note avvennero 2,1 milioni, 1,3 milioni e 640.000 anni fa. Oggi, l’area è una delle più monitorate al mondo e una gigantesca eruzione sarebbe preceduta da segnali precursori importanti, tali da favorire eventuali evacuazioni di massa.

L’osservatorio incaricato del monitoraggio segue le temperature dell’attività sismica, le deformazioni del suolo e il deflusso dell’area. L’eruzione vulcanica più recente in assoluto a Yellowstone è avvenuta circa 70.000 anni fa, producendo delle colate laviche dal Plateau Pitchstone. Le colate di lava di questa eruzione coprirono un’area delle dimensioni di Washington DC, e risultarono spesse sino a 100 metri. L’area, così come quella delle Hawaii, è definita in geologia “punto caldo”, in cui lo strato di roccia fusa sottostante la crosta terrestre tende a uscire in superficie, molto similmente all’attività dei vulcani veri e propri.

Periodicamente a Yellowstone si verificano degli sciami sismici che però non destano particolare preoccupazione. I geologi affermano che in caso di un’eruzione, il territorio tenderebbe a gonfiarsi con molti mesi di anticipo. Fu proprio ciò che probabilmente accadde nelle due super-eruzioni da poco scoperte, entrambe appartenenti al periodo del Miocene. In particolare, una super-eruzione tra le due annunciate, rappresenta uno dei primi 5 eventi più drammatici della storia geologica di Yellowstone, un evento capace di coprire l’intero globo con una pioggia di cenere vulcanica.

Queste due nuove eruzioni portano a sei il numero totale delle super-eruzioni registrate nella provincia vulcanica del fiume Yellowstone-Snake”, afferma Thomas Knott, vulcanologo all’Università di Leicester e autore della ricerca. Ciò significa che il tasso di ricorrenza delle super-eruzioni del punto caldo di Yellowstone durante il Miocene era, in media, una volta ogni 500.000 anni. In confronto – dice Knott – due super eruzioni hanno avuto luogo – finora – in quello che oggi è il Parco Nazionale di Yellowstone negli ultimi tre milioni di anni. Sembra quindi che il punto caldo abbia subito una riduzione pari a tre volte la sua capacità. Un declino molto significativo. “Questi risultati, afferma Knott, hanno poca influenza sulla valutazione del rischio di un’altra super-eruzione.”

Abbiamo dimostrato che il tasso di recidiva delle super-eruzioni di Yellowstone sembra essere una volta ogni 1,5 milioni di anni“, afferma il ricercatore. “L’ultima super-eruzione avvenne 630.000 anni fa, suggerendo che potrebbero trascorrere fino a 900.000 anni prima che si verifichi un’altra eruzione di questa portata“. Ma questa stima, aggiunge Knott è tutt’altro che esatta, e sottolinea che il monitoraggio continuo nella regione, che è condotto dall’USGS, è necessaria.

Questo studio, che si basa su decenni di contributi di molti altri ricercatori, è nato da un progetto più ampio che ha studiato la produttività delle principali province vulcaniche continentali. Poiché studiare queste province è fondamentale per comprendere il loro ruolo nel modellare i processi crostali del nostro pianeta, Knott spera che questa ricerca anticipi ciò che potrebbe avvenire. “Speriamo che i metodi e i risultati che presentiamo nel nostro documento consentano la scoperta di nuovi record“, conclude.

About the Author

- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it