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Strage di Ustica, 40 anni senza una verità (appello)

I resti del DC9 Itavia che oggi si trovano nel museo della memoria per Ustica a Bologna. (Credit stragi80.it)

Torre di controllo di Fiumicino: “870 ricevuto….nessun ritardo è previsto, ci richiami per la discesa”

Volo IH870: “A Raisi nessun ritardo, chiameremo per la discesa”

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Volo IH870:”……guarda cos’è?

Quest’ultimo passaggio è stato recuperato dalla scatola nera, grazie ad una nuova “pulizia” dell’audio fatta dagli studi RAI solo qualche giorno fa, il 10 giugno. La registrazione è stata acquisita agli atti dalla procura di Roma.

I piloti del volo Itavia 870 del 27 giugno 1980 in partenza da Bologna e diretti a Palermo non richiameranno più la torre di controllo. Il DC9, intorno alle 21, si inabissa nelle acque vicino all’isola di Ustica a largo di Palermo. 81 persone perderanno la vita e non ci saranno superstiti.

Relitto tavoletta WC del DC9 integra che ha escluso la teoria della bomba a bordo nella toilette (Credit stragi80.it)

Il contesto di quella strage è quello degli anni di piombo in Italia, ma anche della guerra fredda, ma le tesi accreditate (e forse indotte) all’inizio sono di matrice strutturale e quindi di un cedimento di qualche parte meccanica del’aereo. Gli studi e le indagini sono state numerosissime e qualche anno dopo, con tecniche sofisticate per l’epoca, sono stati recuperati i relitti dell’aereo a ben 3.000 metri di profondità. La verità e la dinamica reale non sono però ancora oggi chiari e delineati.

Il tracciato del radar di Fiumicino con la traccia del DC9 e di altri aerei non identificati (Credit stragi80.it)

La scienza ha negli anni escluso il cedimento strutturale, così come l’ipotesi di un attentato a bordo. La verità però stenta a venire fuori e diversi silenzi e spiegazioni non logiche hanno gettato l’ombra di una vera e propria guerra silenziosa nei cieli italiani. Le tensioni internazionali erano fortemente palpabili sullo scacchiere mondiale, così come nel Mediterraneo. Si parla di portaerei americane, Mirage francesi, Mig libici, Gheddafi in volo e altri elementi da complotto internazionale. Le teorie sono moltissime, ma dalla verità siamo ancora lontani.  Qualche settimana dopo l’incidente di Ustica viene trovato un Mig libico precipitato sulle montagne della Sila, in Calabria, e secondo l’esame autoptico il pilota era in stato di decomposizione tale da coincidere verosimilmente con il giorno dell’incidente dell’Itavia.

Cosa successe davvero nei cieli italiani quel 27 giugno? Fu quindi un missile a colpire il DC 9?

Diverse furono poi i suicidi “strani” di persone coinvolte nel controllo del traffico aereo o che erano venuti forse in contatto con le dinamiche dell’incidente, il sito stragi80.it , voluto dai famigliari delle vittime, riporta nel numero di 13 le vittime “collaterali” di quell’incidente.

Troppi misteri avvolgono ancora oggi a 40 anni da quella strage e i familiari aspettano di scoprire la verità, una verità forse scomoda, ma che è necessaria e sacrosanta.

Vogliamo lanciare da questo magazine un appello. Chiunque avesse delle informazioni preziose si faccia avanti con la magistratura, anche in forma anonima, ma abbia la forza e il coraggio di farlo. Invitiamo anche le Istituzioni a proseguire nelle indagini, così come si invitano il nostro governo,  i governi francesi e americani ad aprire gli archivi segretati e collaborare alla ricostruzione di quei fatti. Denunciare quello che successe quella notte è un atto di alto senso civico. Ci rivolgiamo ancora a coloro che potessero avere informazioni e verità importanti che si liberino di quel macigno che portano addosso, sapendo che i famigliari di 81 persone, fra cui 16 bambini, aspettano giustizia.

Fonti bibliografiche: stragi80.it

Categorie: Home Storia
Giuseppe Cutano: Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia e per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche.
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