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Emissioni globali di metano a livelli record: in controtendenza l’Europa

Credit: Cindy Starr, Kel Elkins, Greg Shirah e Trent L. Schindler, NASA Scientific Visualization Studio

Le emissioni globali di metano hanno raggiunto i livelli più alti mai registrati. La causa è imputabile alla crescita di emissioni dalle miniere di carbone, dalla produzione di petrolio e gas naturale, dall’allevamento di bovini e ovini, e dalle discariche.

Tra il 2000 e il 2017, i livelli del potente gas serra (28 volte più potente del biossido di carbonio) si sono innalzati così tanto (9%, pari a 50 milioni di tonnellate l’anno) che i modelli stocastici prevedono un innalzamento termico di 3-4°C a livello globale entro la fine del secolo. Una soglia di pericolo che causerebbe sempre più disastri naturali, tra cui incendi, siccità e inondazioni, carestie e migrazioni di massa.
Nel 2017, l’ultimo anno in cui sono disponibili dati globali completi sul metano, l’atmosfera terrestre ha assorbito quasi 600 milioni di tonnellate del gas incolore e inodore e si è stabilito che più della metà di tutte le emissioni di metano ora provengono da attività antropiche.

Provando a fare un parallelismo, la quantità di gas assorbito dall’atmosfera equivale a 350 milioni di auto in più nel mondo.

A livello globale, le fonti di combustibile fossile e le mucche sono motori gemelli che alimentano la salita verso l’alto. “Le emissioni di bovini e altri ruminanti sono grandi quasi quanto quelle dell’industria dei combustibili fossili per il metano. La gente scherza sull’eruttazione delle mucche senza rendersi conto di quanto sia importante“, spiega Rob Jackson della Sanford University.

Durante tutto il periodo di studio, l’agricoltura ha rappresentato circa i due terzi di tutte le emissioni di metano legate alle attività umane; i combustibili fossili hanno contribuito per gran parte del restante terzo. Tuttavia, queste due fonti hanno contribuito in modo pressoché uguale agli aumenti osservati dall’inizio degli anni 2000.

Le emissioni di metano dall’agricoltura sono salite a 227 milioni di tonnellate nel 2017, in aumento di quasi l’11% rispetto alla media 2000-2006. Quello derivante dalla produzione e dall’uso di combustibili fossili ha raggiunto 108 milioni di tonnellate nel 2017, con un aumento di quasi il 15% rispetto al periodo precedente.

Nonostante la pandemia di Coronavirus, le emissioni non sono diminuite rispetto a quelle di carbonio, dal momento che a differenza del traffico e dei trasporti, stiamo continuando a riscaldare le nostre case; e le pratiche agricole procedono senza sosta.

Le emissioni di metano sono aumentate in modo più massiccio in Africa e in Medio Oriente, in Cina, nell’Asia meridionale e in Oceania, Australia e molte isole del Pacifico comprese. Ognuna di queste regioni ha aumentato le emissioni di circa 10-15 milioni di tonnellate all’anno durante il periodo di studio. Gli Stati Uniti hanno seguito a ruota, aumentando le emissioni di metano di 4,5 milioni di tonnellate, principalmente a causa della maggiore perforazione, distribuzione e consumo di gas naturale.

L’Europa si distingue come l’unico continente in cui le emissioni di metano sono diminuite negli ultimi due decenni, grazie alla riduzione delle emissioni prodotte dalla produzione chimica e coltivando alimenti in modo più efficiente. “Le politiche e una migliore gestione hanno ridotto le emissioni da discariche, letame e altre fonti qui in Europa. Le persone stanno anche mangiando meno carne bovina e più pollame e pesce“, ha affermato Marielle Saunois dell’Università di Versailles Saint-Quentin in Francia, autrice principale del documento.

POSSIBILI SOLUZIONI – Le regioni tropicali e temperate hanno visto il più grande balzo delle emissioni.
Quelle generate dall’uomo sono per molti versi più facili da individuare rispetto a quelle provenienti da fonti naturali. Secondo Jackson e colleghi, il contenimento delle emissioni di metano richiederà la riduzione dell’uso di combustibili fossili e il controllo delle perdite che derivano da condotte e pozzi, nonché modifiche al modo in cui alimentiamo il bestiame, coltiviamo riso e lo mangiamo. “Dovremo mangiare meno carne e ridurre le emissioni associate all’allevamento di bestiame e riso“, ha detto Jackson, “e sostituire petrolio e gas naturale nelle nostre auto e case“.

Gli integratori alimentari come le alghe possono aiutare a ridurre le quantità di metano espulse dalle mucche e l’allevamento del riso può passare dal ristagno permanente che massimizza la produzione di metano in ambienti a basso ossigeno. “Sono ottimista sul fatto che, nei prossimi cinque anni, realizzeremo progressi concreti in questo settore“, conclude il ricercatore.

I risultati sono stati delineati in due articoli pubblicati ieri su Earth Science Data and Environmental Research Letters dai ricercatori del Global Carbon Project.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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