Published On: dom, Ago 2nd, 2020

Parte delle calotte polari canadesi si sono sciolte: gli scienziati l’avevano previsto

Secondo le immagini satellitari (ASTER) della Nasa, le calotte di ghiaccio canadesi della baia di St. Patrick, sull’altopiano Hazen dell’isola nord-orientale di Ellesmere nel Nunavut, sono scomparse. Un evento già previsto nel 2017 dagli scienziati del National Snow and Ice Data Center, che su The Cryosphere avevano predetto che si sarebbero sciolte entro i successivi 5 anni.

Mark Serreze, direttore del NSIDC, illustre professore di geografia all’Università di Boulder e autore principale del documento, ha iniziato a mettere piede sulle calotte di ghiaccio di St. Patrick Bay nel 1982 come giovane studente laureato, quando le visitò con il suo consigliere, Ray Bradley, dell’Università del Massachusetts.

Quando ho visitato per la prima volta quelle calotte di ghiaccio, mi sono sembrate un punto di riferimento imprescindibile del paesaggio“, ha detto Serreze. “Vederle morire in meno di 40 anni mi lascia senza fiato.”

Nel 2017, gli scienziati hanno confrontato i dati satellitari ASTER di luglio 2015 con le fotografie aeree verticali scattate nell’agosto del 1959. Hanno scoperto che tra il 1959 e il 2015 le calotte di ghiaccio si erano ridotte al solo cinque percento della loro area precedente; processo accelerato tra il 2014 e il 2015 in risposta all’estate particolarmente calda. Ora, dalle immagini ASTER scattate il 14 luglio 2020, le calotte sono completamente assenti.

Si formarono e probabilmente raggiunsero la massima estensione durante la Piccola Era Glaciale, forse diversi secoli fa. Le calotte di ghiaccio di Murray e Simmons, che costituiscono la seconda metà delle calotte di ghiaccio del Plateau Hazen, si trovano ad un’altitudine più elevata e quindi stanno resistendo al Global Warming, anche se gli scienziati prevedono anche la loro scomparsa come imminente.

Sappiamo da tempo che con l’avvento del cambiamento climatico, gli effetti sarebbero stati particolarmente pronunciati nell’Artico“, ha detto Serreze. “Ma la morte di quei due ghiacciai che una volta conoscevo così bene ha reso il cambiamento climatico molto personale. Tutto ciò che rimane sono alcune fotografie e molti ricordi.”

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it