Published On: gio, Set 3rd, 2020

L’ossigeno della Terra ha “arrugginito” la Luna

Quando il ferro reagisce con l’ossigeno forma la classica ruggine rossastra che comunemente osserviamo sulla Terra. Tuttavia, sul nostro satellite naturale non è presente ossigeno e il ferro ossidato non è stato confermato nei campioni restituiti dalle missioni Apollo.

Ora, con estrema sorpresa di molti scienziati planetari, è stata scoperta la presenza di ematite alle alte latitudini lunari. Secondo uno studio pubblicato su Science Advances e guidato da Shuai Li, assistente ricercatore presso l’Hawai Institute of Geophysics and Planetology (HIGP) nella UH Mānoa School of Ocean and Earth Science and Technology (SOEST), “l’ematite lunare si è formata negli ultimi miliardi di anni, attraverso l’ossigeno proveniente dalla parte superiore dell’atmosfera terrestre, continuamente soffiato sulla superficie lunare dal vento solare“.

Per fare questa scoperta, Li e i suoi co-autori del Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, hanno analizzato i dati di riflettanza iperspettrale acquisiti dal Moon Mineralogy Mapper (M3) progettato dal JPL a bordo della missione indiana Chandrayaan-1.

Quando ho esaminato i dati M3 nelle regioni polari, ho scoperto che alcune caratteristiche e modelli spettrali sono diversi da quelli che vediamo alle latitudini inferiori o ai campioni Apollo“, ha detto Li. “Ero curioso di sapere se fosse possibile che ci fossero reazioni acqua-roccia sulla Luna. Dopo mesi di indagini, ho capito che stavo vedendo la firma dell’ematite“.

È interessante notare che l’ematite non è assolutamente assente dal lato più lontano della Luna, dove l’ossigeno della Terra potrebbe non aver avuto alcun ruolo“, ha spiegato Li. “Questa scoperta ridisegnerà la nostra conoscenza sulle regioni polari della Luna. ” Inoltre – continua il ricercatore – la Terra potrebbe aver svolto un ruolo importante nell’evoluzione della superficie lunare”.

Il team di ricerca spera che le missioni ARTEMIS della NASA possano restituire campioni di ematite dalle regioni polari. Le firme chimiche di quei campioni potrebbero confermare la loro ipotesi e aiutare a rivelare l’evoluzione dell’atmosfera terrestre negli ultimi miliardi di anni.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it