Published On: lun, Set 14th, 2020

Il bombardamento di Bari e l’avvento della chemioterapia

Il 2 dicembre 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, le forze tedesche attaccarono la città pugliese di Bari. L’assalto costò almeno 1.000 vite e l’affondamento di 17 navi.
Una di esse trasportava 2.000 bombe cariche di iprite, comunemente noto come “gas mostarda”.

Il gas, che in realtà era in forma liquida, si mescolò con l’olio delle petroliere affondate, creando una chiazza mortale; essa raggiunse la pelle dei marinai che nuotavano verso la salvezza. Molti di coloro che riuscirono a raggiungere l’ospedale prolungarono la propria agonia e in breve tempo i reparti risultarono colmi di pazienti con irritazione e lesioni delle mucose, ma anche formazione sulla pelle di vesciche e piaghe, alcuni temporaneamente accecati.

Stewart Alexander, un brillante e laborioso medico militare, fu invitato per cercare di chiarire i disturbi che affliggevano i sopravvissuti. Il carico mortale nel porto di Bari era infatti un segreto gelosamente custodito. Nessuno, o quasi, sapeva cosa ci fosse in quel carico. Il Protocollo di Ginevra aveva vietato l’uso della guerra chimica nel 1925, ma qualora Hitler ne avesse fatto ricorso, ci si doveva difendere.

Il medico cominciò a visitare i pazienti, traendo quanti più dati e informazioni possibili. Alexander ci mise tutte le sue conoscenze, ma dovette affrontare i funzionari militari, intenzionati a far passare l’incidente come qualcosa di irrilevante.
Il medico fece così rientro negli Stati Uniti, dove all’Università di Yale osservò come il “Gas mostarda” avesse cancellato i globuli bianchi dai pazienti. Si sforzò di dare un senso ai dati di diversi trattamenti forniti in diversi ospedali, con diversi standard di cura e nessun gruppo di controllo. L’impresa non fu semplice.

L’idea di una terapia in grado di sconfiggere queste malattie, tuttavia, non nasce dall’episodio di Bari. I ricercatori della stessa università curarono per la prima volta il cancro con mostarda di azoto nel 1942; il paziente morì di linfosarcoma un anno prima che i tedeschi attaccassero il porto italiano. Ma il rapporto di Alexander contribuì a convincere i ricercatori del valore e della robustezza dell’approccio.

Un altro protagonista della vicenda fu il medico Cornelius “Dusty” Rhoads, il quale prima della guerra, si recò a Puerto Rico per studiare condizioni come l’anemia e la sprue tropicale. Lì, scrisse una lettera orribilmente razzista – non inviata ma scoperta dal personale del suo ufficio – affermando di aver trapiantato cellule tumorali in portoricani sani, che paragonò agli animali. Rhoads in seguito sostenne che l’affermazione fu uno scherzo; ed effettivamente indagini successive non trovarono alcuna prova che abbia condotto tali “esperimenti”.

Tuttavia, Rhoads continuò a esercitare un’influenza significativa nella scienza militare e accademica. Lo scetticismo degli altri medici era dilagante. La cura del cancro era cambiata poco da quando Ippocrate (460–370 aC) nominò la malattia. La chirurgia e le radiazioni erano quasi le uniche opzioni e il cancro era così letale e stigmatizzato che ai pazienti spesso non veniva comunicata la loro diagnosi.

Dopo la guerra, Rhoads e un’aggressiva raccolta fondi portarono, a metà degli anni ’50, ai primi sforzi su larga scala per lo screening di nuovi farmaci contro il cancro e per testare candidati promettenti nelle persone. I primi pazienti risposero alla speranza sottoponendosi alla chemioterapia, ma l’entusiasmo iniziale si spense quando la malattia, mesi dopo, mostrò una recrudescenza.

Gli oppositori erano inorriditi dalla tossicità delle chemioterapie e non erano impressionati dai rimproveri effimeri che la maggior parte offriva. Il medico statunitense William Woglom colse così la sfida che procede ancora oggi.

A distanza di decenni, oggi sono disponibili dati sulla sequenza del DNA che dettagliano le differenze genetiche. Gli sforzi di screening sono più sofisticati e le biblioteche chimiche che essi portano a strascico sono ordini di grandezza più grandi e più complessi. La chemioterapia, per come è intesa oggi, nasce per un fortuito caso quando negli anni sessanta Barnett Rosenberg, nel laboratorio di biofisica della Michigan State University, notando la somiglianza delle linee di forza dei campi elettrici e i fusi mitotici si mise a studiare l’interferenza dei campi elettrici nella riproduzione dei batteri.

Oggi, la chemioterapia è avanzata; alcuni farmaci sono meno tossici, somministrati a dosi più basse o più mirati nei loro effetti. Ma i vantaggi sono ancora troppo spesso temporanei.

Gli sforzi partiti da Alexander contribuirono allo sviluppo della chemioterapia, seminando il colosso della ricerca sul cancro che domina la scoperta di farmaci fino ad oggi. Grazie alla chemioterapia, nonostante i devastanti effetti collaterali, tanti pazienti riescono ad allungare la propria vita. E ciò si deve alla tenacia dei protagonisti citati in questa storia e al sacrificio di quei militari troppo spesso dimenticati.

Bibliografia: Nature 585 , 346-347 (2020), doi: 10.1038 / d41586-020-02605-w

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it