Published On: Lun, Nov 23rd, 2020

Il Trentino Alto Adige/Südtirol, una Regione sui generis (1°puntata)

Nella seconda ondata della pandemia ha assunto un valore ancora più mediatico la cartografia amministrativa dell’Italia mappata, ad uno sguardo d’acchito, nel primo livello di suddivisione amministrativa, ovvero le Regioni.

Suddivisione delle zone a diverso rischio, durante la pandemia di SARS-CoV2 e il DPCM 3 novembre 2020

Per me, che vivo a Rovereto ed ho una figlia che vive a Bolzano, ma probabilmente anche per altri, l’unica anomalia rispetto alla scala regionale, costituisce un elemento di disturbo, più che di curiosità. Nelle narrazioni geografiche il punto di vista è una prospettiva imprescindibile, e rappresenta assieme un bias ed un privilegio. Pertanto, concluso il mio percorso di studi con la laurea magistrale in Geografia, avrei piacere di tratteggiare alcuni aspetti della geografia umana di una Regione che, nei fatti, costituisce un’eccezione rispetto al panorama amministrativo italiano. Questo piccolo viaggio attraverso la storia, la politica, le curiosità ed il potenziale Heritage, potrà senz’altro essere sollecitato da curiosità e domande dei miei venticinque lettori (e ciò che per Manzoni rappresenta quasi una scaramanzia ricca di falsa modestia, per me sarebbe già un traguardo di qualche tipo).

Dunque, che cos’è il Trentino-Alto Adige? È una Regione, certo, ovvero la prima suddivisione amministrativa del territorio della Repubblica Parlamentare Italiana. Ma è una Regione come tutte le altre? E, sempre più difficile, cosa significa “essere una Regione”? ci sono elementi identitari nelle Regioni italiane, retoriche che, oltre il campanile, si fermano a scale spaziali ben inferiori rispetto al nazionalismo banale della bandiera al balcone, che compare soprattutto in occasione delle partite della Nazionale.

Mi rendo conto che l’argomento è da una parte spinoso, dall’altra per certi versi ritrito. Si pensi ai raduni di Pontida: essi, pur cambiando pelle, vestono da camaleonte moti che mal celano spinte divisive fini a se stesse, dietro presunti sentimenti ed ideali. No, non è mia intenzione insabbiarmi nella palude del populismo, che traccia confini ideologici labili sulla carta, ma forti nella volontà di escludere ed eccepire. È pur vero che tracciare un confine consiste in un momento fondante: «a partition that originates an actual political space» (C. Minca), ma nel caso delle Regioni la suddivisione è di tipo amministrativo e dunque in parte assolve alla definizione di limiti funzionali. Nel caso del Trentino Alto Adige, si tratta di una suddivisione solamente funzionale, oppure ha contenuti politici forti? E l’entità regionale, in questo caso, come va interpretata.

Non sarà sfuggito ai più attenti che già nella denominazione proposta si è fatta una scelta, che mi auguro non venga interpretata come politica, anche se di fatto lo è inevitabilmente. Chiamare la Regione “Trentino Alto Adige” è per me una scelta essenzialmente linguistica, essendo questo contributo scritto in italiano. Se scrivessi l’articolo in tedesco, cosa che mi guardo bene dal fare in relazione alle mie limitate capacità speculative in quella lingua, certamente scriverei Trentino Südtirol. Se scrivessi invece Trentino Alto Adige – Südtirol, compirei probabilmente un’operazione dalle velleità inclusive, ma in qualche modo artificiale. Nello Statuto speciale della Regione, scritto in entrambe le lingue, la regione è chiamata, in italiano, “Trentino – Alto Adige”. Il nome riprende l’art. 116 della Costituzione (confronta il testo originale in www.nascitacostituzione.it/costituzione2.htm), articolo modificato con una legge costituzionale del 2001:

Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallee d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

Senza scadere nella caricatura o nella pedanteria faccio notare che il grafismo “-“ che già nella Costituzione suddivideva i due territori in qualche modo distinti dell’unica Regione, viene riproposto e, accanto ad esso, compare un altro grafismo “/” che divide il nome della sola Provincia di Bolzano nel toponimo di lingua italiana e, di seguito, tedesca. Quante dicotomie! Quante suddivisioni in un unico territorio di soli 13.605 km2, in gran parte ricompresi nel bacino idrografico dell’Adige, o dovrei dire dell’Adige/Etsch. Nella mia scelta per così dire stilistica ho invece utilizzato la dizione “Trentino Alto Adige”, nella volontà di proporre una nomenclatura che non sarà per forza di cose inclusiva, anche solo dal punto di vista linguistico, ma che vuole tentare di fornire una narrazione che contenga anche elementi di comunione.

Quando ho avuto bisogno di acquistare dei farmaci prescritti per mia figlia in una farmacia trentina mi sono sentito dire: “La ricetta è stata fatta da un pediatra altoatesino; in Trentino non ha diritto all’esenzione del ticket; le medicine gliele posso dare, ma dovrà pagarle a prezzo pieno, altrimenti dovrebbe comperare le medicine a Bolzano”. In queste frasi ineccepibili dal punto di vista regolamentare, ho colto degli elementi paradossali, gli stessi elementi che generano la cartografia sopra proposta: la Provincia di Trento ha lo stesso colore della Regione Campania, mentre la Provincia di Bolzano quello della Regione Valle D’Aosta oppure, pardon, l’Alto Adige/Südtirol lo stesso della Valle d’Aosta/ Vallee d’Aoste.

Ben lungi da voler fornire elementi esaustivi di carattere legale, storico e politico, avrò piacere, in qualche puntata di un ideale feuilleton, di narrare alcuni aspetti geografici del Trentino Alto Adige, conscio dell’impossibilità di fornire un punto di vista neutro o super partes, come emerge già da queste prime considerazioni linguistiche e semantiche. Chi vuole chieda, non ho conoscenze particolarmente robuste, ma voglio credere di avere degli strumenti di lettura che possono indirizzare una narrazione geografica in un territorio di confine.

 

Nella prossima puntata: TAA, geometrie variabili, confini linguistici, fisici e politici.

About the Author

- ingegnere per l’ambiente ed il territorio, laureato a Trento, si è sempre occupato di progettazione idroelettrica, mercato dell’energia, idraulica ed ambiente. Ha numerose esperienze lavorative internazionali (Brasile, Africa centrale, Australia) ed una passione per la geografia e la cultura classica. Questa passione lo ha portato a laurearsi in geografia nel 2020 con una tesi sugli itinerari culturali. Velleità da periegeta e da geografo naïve non lo distolgono dal grande obiettivo di sensibilizzare le persone rispetto al tema dell’energia, della sua produzione, del risparmio ed in un’ultima analisi della strategica importanza che questa commodity riveste. Il progetto GeoMagazine lo ha convinto sin dall’inizio e, oltre che alla produzione di articoli tra scienza e contaminazioni umanistiche, a rivestire il ruolo di editore di questa pagina di comunicazione scientifica ed ambientale, con l’obiettivo di renderla un canale di informazione imparziale ed obiettivo, lontano da semplificazioni, sottintesi e qualunquismo. Un canale che si rivolge ad un pubblico variegato in termini di età e formazione, ma che si pone una regola ferrea: analizzare i problemi, suffragarli, e spiegarli in modo semplice. Lo story telling che si può invece scorgere negli articoli più leggeri vuole essere una posa di positivismo ed un’ispirazione verso mondi inesplorati, fuori e dentro di noi.