Published On: gio, Dic 24th, 2020

Lupo: dall’Appennino alla conquista dell’Europa

Parlare del lupo in Italia è diventato un argomento molto delicato. Spesso si assiste a forti dibatti sui social, così come le discussioni alzano i toni nelle comunità dove il lupo è arrivato da poco. La convivenza non è facile, ma lo scopo di questo pezzo non è di certo entrare nella polemiche, ma vuole raccontare come si è evoluta la sua diffusione dal punto di vista ecologico.

Lupo appenninico giunto in Francia (Credit Jairo S. Feris Delgado)

Negli anni ’70, dopo secoli di caccia spietata al lupo, restavano in Italia pochissimi esemplari. Scomparso dalle Alpi, erano rimasti meno di 100 individui sparsi qui e la fra Parco Nazionale d’Abruzzo e l’allora Parco Nazionale della Calabria (oggi Parco Nazionale della Sila). Il lupo era considerato una specie nociva e la normativa italiana, così come in molte altre parti del mondo, permetteva la caccia dell’animale tutto l’anno. Solo nel 1976 divenne una specie protetta quando l’estinzione dell’animale era molto vicina. 

Forse non tutti sanno che il lupo è anche l’animale simbolo d’Italia. La nota lupa che salvò Romolo e Remo oppure il lupo di San Francesco e molte altre storie che legano il nostro Paese a questo canide. La specie che vive in Italia è detta in nomenclatura trinomiale: canis lupus italicus, comunemente chiamato lupo appenninico o lupo italiano.

Il lupo, dopo l’entrata in vigore delle norme sulla sua tutela, ha iniziato via via ad aumentare in numero. Vista la sua innata grande capacità di spostamento, dall’Appennino centro meridionale si è spostato verso tutto il resto dell’Appennino e poi verso Nord. Qui, agli inizi degli anni 2000, tramite il “corridoio ecologico” che costituisce la connessione fra Appennino e Alpi Occidentali il lupo è arrivato fino in Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Gli individui si sono concentrati nelle aree protette dove, grazie ai tanti ungulati (camosci, caprioli, cervi ecc) il cibo abbonda.

Areale distribuzione lupo appenninico nel 2019 – Rosso presenza fissa, Giallo occasionale(Credit WIki Commons)

Il lupo appenninico ha poi varcato le Alpi stabilendosi anche in Francia, Spagna e Svizzera e arrivando alle porte di Lussemburgo e Belgio. In Francia ormai la presenza è stabile lungo tutte le regioni di confine con l’Italia (Alvernia-Rodano-Alpi, Provenza-Alpi-Costa Azzurra), ma presenze occasionali ce ne sono anche nel nord-est del paese transalpino.

In Europa, dove il lupo era di fatto scomparso praticamente ovunque, trova nell’Italia il paese con la maggiore presenza di individui se escludiamo la Russia. In totale si stima che oggi nel nostro continente ci siano circa 2.500 individui di lupo appenninico di cui 2.000 circa in Italia.

Il lupo è una specie molto importante per l’equilibrio ecologico e si può affermare che le operazioni di tutela degli anni ’70-’90 sono state efficaci. Oggi sussiste il problema della convivenza fra uomo e lupo, nel quale come premesso non ci vogliamo addentrare, ma di certo gli abitanti dell’Appennino, convivendoci da secoli, hanno forse qualcosa da insegnarci. 

In bocca al lupo! (Al quale si risponde grazie, perché ad essere nella bocca del lupo vuole dire essere al sicuro, così come lo sono i cuccioli che vengono così protetti dalla loro madre).

Per saperne di più sul lupo, l’associazione “Io non ho paura del lupo” risponde ad alcune curiosità.

Fonti consultate: WWF, AGI, Associazione Io non ho paura del lupo

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it