Published On: sab, Dic 26th, 2020

Un anno da incorniciare per l’archeologia, Pompei stupisce ancora

Se per molti aspetti il 2020 sarà un anno da dimenticare, in campo archeologico non mancano le sorprese. In GeoMagazine.it Ci siamo occupati del mosaico romano scoperto in Valpolicella, oppure dell’olio più antico al mondo. Tutte scoperte fatte in questo 2020. Oggi, nella giornata di S. Stefano, arriva il comunicato da parte del Museo Archeologico di Pompei della eccezionale scoperta di un termopolio.

Cosa è un termopolio? Il termopolio è di fatto una tavola calda dove venivano conservati e venduti i cibi, ma non solo caldi come suggerirebbe l’etimologia del nome, ma anche freddi. 

Il bancone del termopolio (Credit Museo Archeologico di Pompei)

Il bancone della tavola calda era già stato parzialmente individuato nel 2019, ma solo quest’anno è venuto fuori in tutto il suo splendore. I dipinti conservati molto bene ci raccontano di scene di natura morta e scene mitologiche. Dalle prime indagini fatte sui resti cibi, che si trovavano ancora intrappolati da ceneri e lapilli, potrebbe confermarsi che le immagini dei dipinti ritraessero davvero i cibi venduti. Le analisi approfondite lo dovranno confermare.

Insieme alla tavola calda sono stati anche scoperti resti umani, vittime dell’eruzione, e delle anfore. Dunque Pompei continua a stupirci dopo quasi 2.000 anni con questa scoperta che ci restituisce un altro tassello della vita quotidiana della città romana. A volte si pensa che le scoperte archeologiche possano essere di fatto esaurite, ma invece no, la scienza ci lascia sempre a bocca aperta con queste chicche.

Il team di Pompei, che ha scoperto il termopolio, include diverse figure fra cui: un antropologo, un fisico, un archeologo, un archeobotanico, un archeozoologo, un geologo e un vulcanologo. La multidisciplinarità è fondamentale quando si ha a che fare con queste scoperte. Il team continuerà le analisi approfondite su quanto recuperato e chissà che si possano interpretare e scoprire nuove cose. Attendiamo dunque i responsi della scienza e speriamo in altre scoperte.

Di seguito un video che ritrae i dettagli dei meravigliosi dipinti.

Fonti Consultate:  MIBACT, Treccani

 

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG e Clubhouse: @latitude_45