Published On: mer, Mag 19th, 2021

Le comunità franco-provenzale e occitana del sud Italia

L’Italia è un caleidoscopio di dialetti, lingue, tradizioni e la sua storia, fatta di dominazioni e conquiste, è oggi un patrimonio culturale dal valore inestimabile. La nostra cultura è frutto del lascito di greci, arabi, normanni, spagnoli, austriaci, francesi, per citarne qualcuno nelle varie epoche, e ognuno che è passato ha lasciato un segno che rende l’Italia davvero un unicum al mondo. Lo dimostrano i tantissimi siti UNESCO sia materiali che immateriali. 

Isole linguistiche italiane (Credit Pinterest)

Grazie alle diverse contaminazioni avvenute nei secoli è possibile trovare particolarità uniche in tutta la Penisola. Ad esempio, in pieno mezzogiorno del Paese, ci sono luoghi dove si parlano dialetti, o meglio, lingue galloromanze. Lontane centinaia di km dai luoghi di origine, queste comunità utilizzano le antiche lingue parlate in Francia, come il franco-provenzale e l’occitano rispettivamente derivanti dalla lingua “d’oil” e dalla lingua “d’oc”. Se ai confine con la Francia, come in Valle d’Aosta e Piemonte, anche per una storia comune con la Savoia, non ci si stupisce a sentire questi idiomi, può destare maggiore curiosità se siamo nel tavoliere delle Puglie o sulla costa tirrenica calabra. 

Partiamo da quest’ultima e andiamo a Guardia Piemontese (CS). Già il nome dà chiare indicazioni sull’origine del borgo. Siamo in provincia di Cosenza lungo la costa del Mar Tirreno e verrebbe da pensare che Guardia è un angolo di mare del lontano Piemonte. Ma come sono arrivati qui i Piemontesi? Facciamo un salto nel tempo a cavallo fra 1200 e 1600. In Europa erano in corso diverse guerre di religione fra protestanti e cattolici. Fra i vari gruppi di protestanti vi erano i valdesi. Queste comunità furono scomunicate e cacciate da Lione (fine 1100), così già fra il 1200 e il 1300, iniziarono delle massicce emigrazioni verso le valli del vicino Piemonte.

In particolare trovarono spazio nelle isolate valli dell’attuale provincia di Torino fra cui la Val Pellice, la Val Chisone e la Val Germanasca. Con il tempo queste valli iniziarono ad essere sovrappopolate e erano sufficientemente ricche di risorse per tutti. Anche qui i valdesi iniziarono ad avere problemi perché non ben accetti. Così iniziarono le prime migrazioni verso altri “lidi” e alcuni gruppi di valdesi si spinsero fino in Calabria e forse anche in Puglia. Fu così fondata “La Gardia” (Guardia Piemontese) e grazie ai flussi migratori fra 1300 e 1500 qui i valdesi si stabilirono e iniziarono una tranquilla convivenza anche con gli altri gruppi religiosi. Dalle ricerche effettuate pare che la grande maggioranza dei valdesi di Guardia provenissero da Bobbio Pellice (TO).

Purtroppo la tranquillità andò scemando anche qui dopo la metà del 1500 con la forte reazione cattolica e con l’Inquisizione. Il Papa, visto che stava “perdendo” le popolazioni germaniche convertitesi al protestantesimo, non tollerava che sulla penisola italiana ci fossero degli eretici. Iniziarono così delle violente persecuzioni anche a Guardia e in altri borghi del cosentino dove si erano insediati altri valdesi. Nonostante le persecuzioni violente ci fu una strenue difesa dei cittadini, ma nulla poterono contro lo strapotere dell’inquisizione. Il piccolo borgo di San Sisto dei Valdesi fu raso al suolo e centinaia furono le persone uccise così come a Guardia. Era il 1561, l’anno del genocidio dei valdesi di Calabria, dove si stima che furono giustiziate e massacrate fra le 2 e 3 mila persona, fra cui donne e bambini. Quella di Guardia (e dintorni) fu una vera è propria strage, che forse risulta ai più sconosciuta. 

Memoriale della Strage dei Valdesi a Guardia Piemontese con roccia portata dalla Val Pellice. (Credit Pro loco Diamante)

A seguito di quelle stragi, la popolazione rimanente fu costretta a vivere con dure leggi. Ai valdesi di Calabria fu completamente negato il passato fra cui anche il divieto di parlare occitano. Divieti di assembramento, di matrimonio fra valdesi e obbligo di seguire la messa cattolica ogni giorno. Guardia Piemontese, per la Chiesa di Roma, fu preso come esempio di repressione e le stragi venivano spesso ricordate come monito. 

Cosa resta oggi dei Valdesi di Guardia? Di certo nelle generazioni successive non si è dimenticato l’orrore di quelle violenze. Nonostante i divieti dell’Inquisizione la lingua si è in parte conservata e sono stati recuperati diversi riti e nomi antichi. Per ricordare le stragi una delle porte di accesso alla cittadina è stata nominata “Pôrt del Sang” (Porta del Sangue). Oggi grazie alla normativa nazionale di tutela delle minoranza linguistiche (legge 482/99) è aumentata l’attenzione di queste piccole realtà, seppur il rischio di perdere queste piccoli tesori è ancora alto.

Cartello di Celle San Vito in doppia lingua (Credit Associazione Daunia)

Andiamo ora in Puglia e precisamente in provincia di Foggia nei comuni di Faeto (Faìt) e Celle di San Vito (Cèlle de Sant Uite). Qui le origini di queste isole linguistiche sono molto più incerte. Alcune tesi propendono per una origine valdese anche dei due comuni pugliesi, ma questa tesi sembra essere improbabile poichè pare che la zona fosse ben sotto controllo dell’Inquisizione e la parlata rimasta oggi è meno simile all’occitano. L’altra tesi più accredita è quella che questi due nuclei franco-provenzali siano stati originati da coloni provenienti direttamente dalla Francia. Ai temi di Carlo d’Angiò, nel 1200, per gallicizzare questa parte di Puglia furono inviati a stabilirvisi cittadini dalla madre patria. Fu così dunque che diverse famiglie si stanziarono sui Monti Dauni della Capitanata e restarono poi lì conservando la lingua del luogo di partenza.

Secondo i linguisti le due minoranza linguistiche di Faeto e Celle hanno subito diverse influenze dalle parlate locali. Parrebbe che il cellese sia maggiormente simile al franco-provenzale e di conseguenza si sia conservato meglio. In ogni caso, a seguito di diversi studi, sembra essere certo che la parlata di questi comuni sia originaria degli attuali dipartimenti francesi dell’Isère e di Aïn.

Così come l’occitano di Guardia Piemontese, anche il franco-provenzale di Faeto e Celle è in pericolo. Per entrambe le isole linguistiche (diciamo)”francofone” del sud Italia il rischio che spariscano per sempre è molto alto. Lo spopolamento di gran parte dei borghi del sud, un sempre più uso massiccio dell’italiano e le non sufficienti attività di salvaguardia rischiano di portare queste lingue alla completa sparizione. E’ dunque necessario un ulteriore sforzo anche utilizzando la legge quadro sulle minoranze linguistiche. Il grande lavoro può essere fatto in primo luogo dalle istituzioni e poi da parte delle comunità stesse, ma anche da tutti coloro che hanno a cuore queste particolarità. Di certo non sarà un compito facile, ma la “biodiversità” culturale del nostro Paese è un bene troppo prezioso per essere abbandonato e dimenticato.

Occitani di Calabria:

Il franco-provenzale in Puglia:

Fonti Consultate: Valdesi di Calabria, Università del Salento Il francoprovenzale in Puglia: situazione attuale e prospettive”

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- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG e Clubhouse: @latitude_45