Published On: sab, Mag 21st, 2022

10 anni fa il Terremoto in Emilia-Romagna, cosa ci ha insegnato

Dieci anni fa l’Italia e l’Emilia-Romagna si svegliavano con un nuovo tragico evento sismico. Una sequenza sismica durante la notte del 20 maggio 2012 con un picco alle 4:03 di 5,9 ML provocava ingenti danni e vittime. L’intera sequenze sismica, protrattasi fino a giugno, ha generato 26 vittime e danni per circa 2 miliardi di euro.

Mappa pericolosità sismica (Credit INGV)

La nostra memoria ha faticato ad associare terremoti di questa dimensione alla Pianura Padana. Siamo soliti associare i sismi ad altre zone d’Italia, specialmente all’Appennino centrale. Di certo la zona era conosciuta dai tecnici come sismica, ma eventi storici di tale portata non si verificavano da diversi secoli. Gli archivi storici ci riportano ad eventi intensi nella zona di Ferrara nel 1570 e nel 1624. 

Le mappe di rischio sismico indicano la pianura padana come area a rischio moderato, ma ciò non toglie che possano comunque verificarsi eventi più estremi, seppur con meno frequenza. In quella zona i modelli ipotizzavano una magnitudo massima pari a 6,2 ML, dunque comunque più alta di quella verificatasi nel 2012.

In ogni caso le aree a sud della Pianura Padana, che vanno verso l’Appennino, incrementano il rischio sismico poiché si localizzano zone di compressione (la roccia si comprime per le spinte tettoniche), che sono generatrici di sismi maggiori rispetto a quelle di trazione ad esempio localizzate sulle Alpi Occidentali.  

Nel sisma dell’Emilia-Romagna si è osservato il particolare fenomeno della liquefazione delle sabbie. La zona del sisma è geologicamente fatta di sedimenti del Po che nei secoli hanno via via generato la pianura padana.

In poche parole la liquefazione è quel fenomeno che accade all’interno della falde sabbiose.Durante il sisma, il mix fra acqua e sabbia, genera pressioni che spingono questa deposito liquefatto ad entrare nelle fratture e fuoruscire a giorno. Questo fenomeno è molto pericoloso anche per la stabilità degli edifici.

Cosa ha insegnato dunque il sisma del 2012. Per prima cosa che anche le aree a rischio moderato possono subito eventi estremi. Secondo cosa che le aree densamente infrastrutturate e antropizzate hanno una vulnerabilità molto più alta a parità di intensità sismica. Di conseguenza solo abbassando la vulnerabilità di edifici e strutture che è possibile ridurre i danni provocati dai sismi.

Per approfondire ecco il link dello speciale realizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Fonti Consultate: INGV

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45