Published On: Dom, Dic 14th, 2025

Per il Donbass una soluzione come l’Alto Adige?

In occasione del conflitto russo-ucraino abbiamo sentito spesso parlare della regione del Donbass. Questa regione geografica, situata all’estremo orientale dell’Ucraina, è composta amministrativamente principalmente dai due Oblast (sorta di province) di Donec’k e Luhans’k. La superficie di quest’area è grosso modo estesa quanto la Sicilia e il Piemonte messe insieme, mentre la popolazione, di circa 6 milioni, è equivalente a quella del Lazio. Il Donbass è una regione molto importante dal punto di vista minerario.

Dal punto di vista sociale, la situazione è complicata. La popolazione della regione è a maggioranza di etnia ucraina, pari a circa il 58% (secondo un censimento del 2001), mentre la componente russa è di circa il 38% e il resto è composto da altre etnie. Dal punto di vista linguistico, però, la lingua madre delle persone che vivono nel Donbass è il russo e la sua diffusione oscilla fra il 70% e l’85%.

In questa regione, le tensioni fra la popolazione locale, filorussa o scontenta del governo di Kiev, e il governo ucraino risalgono già al 2014, sfociando poi nell’invasione russa su vasta scala del 2022 ancora in corso. Le due Oblast si sono dichiarate unilateralmente indipendenti, con l’appoggio della Russia, e dal 2022 sono state occupate dall’esercito russo. In estrema sintesi, la regione è diventata così contesa da Kiev e da Mosca: la prima per mantenere l’integrità dell’Ucraina e la seconda per integrare un pezzo di territorio a maggioranza linguistica russa, oltre, certamente, agli interessi legati alle materie prime, validi per entrambi i contendenti.

La guerra dura ormai da quasi 4 anni e non sembrano esserci soluzioni semplici e rapide, nonostante vari tentativi. Tali tentativi vedono però divisi i paesi europei, i quali vorrebbero una pace che mantenga l’integrità territoriale dell’Ucraina, visto l’atto di aggressione russa. Dall’altra parte, le proposte avanzate dal Presidente americano Donald Trump, che puntano a una pace con la cessione dei territori conquistati dall’esercito russo, si contrappongono alla linea ufficiale statunitense. Per ora non sembra esserci una via comune e la Russia, con Putin, non vuole fare un passo indietro.

Di certo, la guerra russo-ucraina non è l’unica frutto di tensioni etniche. Come non dimenticare la sanguinosa guerra nell’ex Jugoslavia, che ha visto un tremendo scontro etnico con una stima di 140.000 – 200.000 vittime totali (sebbene la guerra attuale abbia purtroppo già superato tali cifre per quanto riguarda le sole vittime militari e sfollati). L’atto principale del contendere della guerra in ex Jugoslavia fu la Bosnia, che era ed è etnicamente molto complessa con tre principali componenti: croati (cattolici), bosgnacchi (musulmani) e serbi (ortodossi). I serbi volevano unire la parte serba della Bosnia creando una “Grande Serbia“; i croati aspiravano a un’entità autonoma unita alla Croazia e, dopo aver combattuto contro i Bosgnacchi, si sono alleati con questi ultimi contro i Serbi. Oggi, il 50% della popolazione bosniaca è bosgnacca, il 30% serba e il 15% croata (censimento 2013). Gli Accordi di Pace di Dayton del 1995 hanno sancito la salvaguardia territoriale della Bosnia Erzegovina, mantenendo i suoi confini come quando era inserita fra le repubbliche federate jugoslave.

Oggi la Bosnia è composta da due principali entità amministrative federate: la Republika Srpska e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina. La prima copre i territori a maggioranza serba, mentre la seconda quelli bosgnacco-croati. La situazione, seppur ancora con tensioni sopite, ha creato un equilibrio che dura da 20 anni.

Ai tempi, per costruire questa situazione, furono studiate diverse soluzioni amministrative a livello globale, fra cui gli statuti speciali delle regioni autonome italiane, in particolare quello dell’Alto Adige/Südtirol. Tirata in ballo anche per il conflitto israelo-palestinese, l’autonomia altoatesina o sudtirolese è l’unico statuto speciale della Repubblica Italiana garantito a livello internazionale. L’Austria ne è garante affinché venga tutelata la parte tedescofona (68%), che è la maggioranza nella Provincia Autonoma di Bolzano. Di certo, la situazione attuale è stata anche in Italia figlia di lunghe tensioni. Non si possono dimenticare due aspetti. Il primo è legato alla soppressione della cultura sudtirolese da parte del governo fascista negli anni ’30 e ’40, con una forzata italianizzazione della popolazione. D’altro canto, va citato il terrorismo sudtirolese che fra gli anni ’50 e gli anni ’80 ha lasciato oltre 20 vittime, con decine di attentati e sabotaggi. Oggi la situazione è tutto sommato tranquilla, seppur permanga una parte di popolazione che ambirebbe a riunificare il Tirolo austriaco con il Sud Tirolo.

Tornando alla situazione in Ucraina, chissà se una soluzione come l’Alto Adige potrebbe essere efficace? La proposta potrebbe essere che i territori rimangono territorialmente all’Ucraina, con una forte autonomia esecutiva e finanziaria, e che la creazione di uno statuto sia garantita a livello internazionale dalla Federazione Russa e magari anche dall’Unione Europea. Questo mostrerebbe l’apertura dell’Ucraina a riconoscere al Donbass una situazione speciale, mentre alla Russia si garantirebbe che la popolazione russofona sia tutelata. Certo, una domanda sorge spontanea: gli interessi di questa guerra sono solo etnici, come accadde in Bosnia, o invece c’è una certa ambizione alle risorse minerarie? A voi le risposte.

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- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45