La maestosità dei supervulcani in Italia e nel mondo
I vulcani, queste maestose “montagne di fuoco”, hanno da sempre destato meraviglia in coloro che li osservano. La loro potenza è descritta in numerosissime opere letterarie, a partire da tempi antichissimi, basti pensare a Plinio il Giovane che nelle sue lettere, racconta l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. o a Seneca nelle sue “Naturales Quaestiones”. Anche in opere più recenti, emerge il fascino dei vulcani, come nel “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne. Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di aver sentito il termine “Supervulcano”: un termine che fa riferimento a tutti quei vulcani che hanno dato luogo ad un’eruzione con un VEI pari o superiore a 8.
Ma cos’è il VEI?
Quando pensiamo ad un’eruzione vulcanica, dobbiamo considerarne l’intensità e le dimensioni, valutati attraverso la scala logaritmica del VEI, ovvero l’Indice di Esplosività Vulcanica. Le eruzioni che registrano valori molto elevati, sono infatti in grado di alterare drasticamente il paesaggio circostante e, in alcuni casi, di influenzare il clima a livello globale. Episodi che seppur rari, si sono verificati più volte nel corso della storia: basti ricordare l’eruzione del Tambora nel 1815 che raggiunse un VEI pari a 7. Ad oggi, sono ancora diversi i supervulcani attivi nel mondo, collocati spesso presso zone di subduzione o hotspot. Il più famoso è certamente Yellowstone, nel Wyoming (USA), che, con le sue grandi caldere e i vivaci colori dei campi idrotermali, attira ogni anno milioni di visitatori.
La particolarità di Yellowstone è che non presenta la classica struttura a cono (stratovulcano), ma è una caldera di sprofondamento. Questa enorme depressione, che si estende per circa 3.900 km², si è formata in seguito al collasso del tetto della camera magmatica durante le sue passate super-eruzioni. Gli indizi superficiali della sua attività non sono dati da un’unica cima, ma da un vasto sistema di geyser, sorgenti termali e fumarole che costellano l’intera area.

Infatti i supervulcani si caratterizzano per essere vaste depressioni, dette anche caldere, formatesi dopo il collasso della struttura vulcanica a causa di una potente eruzione passata. La sua ultima grande eruzione risale, infatti, a circa 640 mila anni fa. Tuttavia la più potente risale a circa 2,1 milioni di anni fa. Gli scienziati concordano sul fatto che una sua eruzione potrebbe generare delle conseguenze globali notevoli, con impatti importanti sul clima. Si potrebbe determinare, eventualmente, anche una piccola era glaciale: l’immissione di grandi quantità di ceneri e gas nell’atmosfera potrebbe ridurre, infatti, l’irraggiamento solare.
Spostandoci dal continente americano, possiamo trovare altrettanti supervulcani nel mondo, come in Indonesia ed anche nella stessa Italia. Particolarmente noto è il supervulcano indonesiano Toba, il quale diede origine ad una violentissima esplosione circa 75.000 anni fa, probabilmente la più devastante subita dall’umanità, con un VEI pari ad 8.
Anche in quel caso, l’eruzione determinò un lungo inverno vulcanico, con ripercussioni su scala globale. Secondo molti studiosi, seppur vi siano dei pareri contrastanti, si trattò di una “quasi estinzione del genere umano”. Le evidenze archeologiche mostrano tuttavia come molte popolazioni riuscirono ad adattarsi, dimostrando una grande capacità di resilienza. Oggi il vulcano, considerato ancora attivo, appare come una grande caldera, occupata dal lago Toba.
Spostandoci in Italia, più precisamente in Campania, si trova la caldera dei Campi Flegrei che viene considerata come il supervulcano più pericoloso d’Europa. L’area si estende per 200 km2 ed è spesso soggetta al bradisismo, un fenomeno che comporta un alzamento e abbassamento del terreno per via della risalita di fluidi magmatici.
Cosa rende pericolosi i Campi Flegrei?
Studiando lo storico delle eruzioni, sono state ben due con un VEI elevato, quella dell’Ignimbrite Campana di 39.000 anni fa e quella del Tufo Giallo Napoletano di 15.000 anni fa. L’elevatissimo rischio dell’area flegrea deriva non solo dalla sua pericolosità (la probabilità di eruzioni esplosive), ma soprattutto dall’altissima esposizione, dovuta all’eccezionale densità abitativa della zona. I supervulcani rappresentano straordinarie testimonianze della potenza della Terra: comprenderne il funzionamento ci potrebbe permettere di convivere in modo più consapevole con essi e di apprezzare le meraviglie del nostro Pianeta.
di Francesca Ciotti, geografa












