Published On: Sab, Dic 27th, 2025

Africa in guerra. Somaliland: Israele è il primo paese a riconoscere l’indipendenza,

Se è vero che non si vedeva un’ondata di mutamenti nella geografia amministrativa così marcata dagli anni ’90, dopo la caduta del muro di Berlino, oggi sembra che qualcosa stia tornando a muoversi. Il clima geopolitico internazionale è tutt’altro che sereno e i principali conflitti mondiali sono, di fatto, quasi tutti legati a dispute territoriali.

La situazione in Africa è particolarmente instabile, anche se spesso lontana dai riflettori delle cronache. Abbiamo già analizzato la tragica guerra in Sudan, un Paese allo sbando che sta generando un numero altissimo di vittime e rifugiati. Le notizie recenti di operazioni USA in Nigeria contro l’ISIS confermano che il fronte africano si sta ulteriormente surriscaldando. I territori contesi nel continente sono numerosi: basti pensare al Mali, dove l’instabilità ha visto coinvolto per anni anche l’esercito francese.

Le indipendenze più recenti sono quelle dell’Eritrea dall’Etiopia (1993) – i cui rapporti restano tesi nonostante la pace del 2018 – e del Sudan del Sud, diventato sovrano nel 2011. In Somalia, invece, la crisi è cronica. Il Paese del Corno d’Africa, ex colonia italiana dai primi del ‘900, dopo la sconfitta dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale passò sotto un’Amministrazione Fiduciaria italiana su mandato ONU fino al 1960. All’epoca, la Somalia non copriva l’attuale territorio: era divisa tra l’ex colonia italiana e il protettorato britannico (Somaliland). Nonostante l’unione post-indipendenza, la fusione delle due entità non ha sortito gli effetti sperati, innescando decenni di scontri e spinte secessioniste che durano ancora oggi.

La crisi somala ha visto in passato l’intervento di una forza di pace ONU attraverso la missione Ibis, a cui l’Italia ha partecipato tra il 1992 e il 1994. I militari italiani furono coinvolti in numerosi scontri a fuoco che causarono diverse vittime, ma il momento più drammatico per l’opinione pubblica fu l’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin. Un delitto che, come abbiamo già raccontato nella nostra inchiesta su GeoMagazine.it, porta con sé ancora troppi segreti legati al traffico illegale di rifiuti tossici.

Tornando all’attualità, la regione settentrionale del Paese, il Somaliland (circa 6 milioni di abitanti e una superficie circa 1/3 dell’Italia), è indipendente de facto dal 1991, pur non essendo mai stata riconosciuta ufficialmente dalla comunità internazionale. A differenza del resto della Somalia, quest’area vive in una condizione di relativa stabilità e vanta istituzioni funzionanti. In oltre trent’anni di autonomia, il Somaliland ha sviluppato una propria economia e una crescita costante, distaccandosi dal resto del Paese che dipende ancora fortemente dagli aiuti internazionali.

In verde e verde chiaro i territori del Somaliland (Credit Creative Commons)

Il percorso del Somaliland ha seguito una via parallela e, proprio ieri (26 dicembre 2025), è arrivata una svolta inaspettata: Israele ha ufficialmente riconosciuto l’indipendenza del Paese. Si tratta di una mossa altamente strategica per lo Stato ebraico, volta a consolidare un nuovo partner commerciale e un alleato chiave nel Corno d’Africa e lungo le rotte del Mar Rosso.

Mentre nella capitale Hargeysa la popolazione è scesa in strada per festeggiare, la reazione diplomatica non si è fatta attendere: Paesi come la Turchia e l’Egitto hanno espresso ferma condanna, temendo nuovi squilibri in un’area già sotto pressione. Il riconoscimento israeliano agisce come un catalizzatore su un conflitto latente che covava sotto la cenere. È inoltre fondamentale ricordare che, lo scorso anno, il Somaliland ha siglato uno storico accordo che garantisce all’Etiopia uno sbocco strategico sul mare. Questa intesa è vitale per Addis Abeba, rimasta senza accessi marittimi dopo l’indipendenza dell’Eritrea e attualmente frenata dalle forti tensioni proprio con il governo di Asmara

Somaliland nella parte nord della Somalia (Credit Creative Commons)

Resta ora da capire se questo gesto innescherà una scia di nuovi riconoscimenti o se il Somaliland rimarrà in un limbo diplomatico simile a quello del Kosovo o di Taiwan, entità che godono di sovranità limitata e non siedono all’ONU. Quel che è certo è che questo passaggio storico apre un nuovo, incerto capitolo per la geografia politica del continente africano.

Vi proponiamo il video della telefonata in diretta tra Benjamin Netanyahu e il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi (noto anche come “Cirro”). Quest’ultimo, come riportato dalla stampa finlandese, possiede la cittadinanza della Finlandia, Paese scandinavo dove ha vissuto per lungo tempo.

Il presidente, eletto nel 2024, vanta una lunga carriera diplomatica: era infatti un funzionario somalo presso l’ex URSS. Allo scioglimento dell’Unione Sovietica, con la Somalia ormai travolta dalla guerra civile, decise di stabilirsi in Europa, dove ha risieduto prima di rientrare in patria per intraprendere l’attività politica.

Per ora, secondo la stampa internazionale, come è ormai solito non è chiara la posizione degli USA e di Trump. Vedremo nelle prossime ore quale sarà la posizione ufficiale.

Fonti consultate: Rainews, Yle.fi, Youtube


About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45