Torino 2006: vent’anni di un’eredità indelebile
Sono trascorsi esattamente vent’anni dai Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006. Era la XX edizione della versione invernale e la terza Olimpiade in Italia, dopo Cortina ’56 e Roma ’60. Il “6” è un numero che ricorre costantemente: ora manca poco all’edizione XXV, che vedrà l’Italia impegnata per la quarta volta a ospitare i cinque cerchi con Milano-Cortina 2026. Sembra proprio che il 6 sia nel destino olimpico italiano.
Torniamo a Torino e a più di vent’anni fa. Era il 1999 quando la città fu scelta come sede dei Giochi. Il duello era con la temibile candidatura svizzera di Sion, ma la scelta cadde sul capoluogo piemontese. Si dice l’impegno di Gianni Agnelli nella candidatura fu l’ultimo grande regalo alla sua città, prima della sua scomparsa nel 2003.
Aosta aveva fatto da apripista per un’Olimpiade invernale sulle Alpi Occidentali e di questo vi avevamo già raccontato qualcosa. Così toccò a Torino, anche un po’ inaspettatamente. Era la prima volta che una grande città industriale ospitava i cinque cerchi invernali. Fino ad allora, il testimone era passato per cittadine più piccole come Lillehammer in Norvegia nel 1994 o Salt Lake City nel 2022 (che ha circa un quarto degli abitanti di Torino). Inoltre, l’immagine internazionale di Torino era quella di una città puramente industriale, seppur subalpina. Lo scetticismo, inizialmente, era molto alto.
Dal 1999 in poi, la città iniziò il suo “maquillage”: cantieri su cantieri. Nacquero persino parodie sulle decine di lavori che stavano rivoluzionando l’urbanistica, poiché, come sempre accade durante le grandi trasformazioni, si crearono notevoli disagi. Linee di bus deviate, restringimenti di corsia e code chilometriche sono stati la norma per anni. Tuttavia, la città cambiava volto giorno dopo giorno.
Fu una corsa contro il tempo che non prevedeva lavori solo in città, ma anche in Val di Susa e in Val Chisone, le due valli olimpiche a ovest di Torino. All’epoca non esisteva ancora il concetto di “Olimpiadi diffuse” come sarà per Milano-Cortina (che coinvolgerà due regioni e due province autonome). Volendo e dovendo concentrare tutto in pochi chilometri, si dovettero costruire ex novo opere imponenti come la pista di bob a Cesana Torinese e i trampolini a Pragelato.
In città si disputarono tutti gli sport indoor e le cerimonie di apertura e chiusura. Queste ultime si tennero nel rinnovato Stadio Comunale, che per l’occasione divenne l’Olimpico di Torino (e successivamente la casa del Torino Calcio). Ma una delle opere cardine fu la prima linea di metropolitana automatica: fino ad allora, Torino era l’unica grande città italiana a non averne una. Storicamente si era sempre preferito il traffico su gomma; qualcuno, malignamente, sosteneva che fosse per favorire l’industria automobilistica locale. In ogni caso, il vero obiettivo dei Giochi era creare un’eredità olimpica (“legacy”) che restasse alla cittadinanza, oltre alla vetrina mondiale dei quindici giorni di gare.
Contro ogni previsione, la corsa contro il tempo ebbe successo. La metropolitana venne inaugurata una settimana prima dei Giochi, limitatamente alla prima tratta da Collegno alla stazione di Torino Porta Susa. Alcune strutture sportive vennero realizzate riconvertendo ex zone industriali, come il Lingotto, oppure recuperando manufatti storici dell’Expo “Italia ’61”, come nel caso del Palavela.
Mentre i cantieri erano in fermento, l’inizio dell’inverno 2005-2006 non fu dei migliori. Le precipitazioni scarse o assenti facevano impensierire gli organizzatori: la prima Olimpiade in una metropoli rischiava di restare senza neve. Se Torino poteva farne a meno, le montagne no. Immaginate che paesaggio sarebbe stato? Fu solo negli ultimi giorni di gennaio 2006 che un’abbondante nevicata fece capolino sul Piemonte, imbiancando anche la città. Un altro “miracolo” era avvenuto. La neve non mancherà in città nemmeno durante i Giochi, rendendo l’atmosfera ancora più magica.
Venerdì 10 febbraio, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi dichiarò aperti i XX Giochi Olimpici Invernali. Lo scetticismo aveva regnato sovrano fino a un attimo prima dell’inaugurazione, sia tra i torinesi sia tra i detrattori (simili a quelli che si vedono oggi per Milano-Cortina). Ma una cerimonia da brividi, non per il freddo, ma per l’emozione, fece capire che Torino, il Piemonte e l’Italia intera erano capaci di regalare al mondo uno spettacolo grandioso. E così fu.
La città divenne la vera protagonista perché i Giochi si trasformarono in una festa collettiva. Le scuole e le università rimasero chiuse per permettere a tutti di vivere l’atmosfera olimpica. Ogni sera, le premiazioni venivano celebrate nella “Medals Plaza”, allestita nella centralissima Piazza Castello, davanti a Palazzo Reale. Fu qualcosa di unico e indimenticabile: concerti gratuiti ogni sera e persone festose provenienti da tutto il mondo che affollavano i mezzi pubblici. La Torino “grigia e industriale” si scoprì colorata e viva; una vivacità che era solo sopita e che aspettava di tornare ai fasti degni di una ex capitale. Il motto dell’evento, “Passion lives here”, non fu solo uno slogan, ma la pura realtà.

A guidare la città c’era il sindaco Sergio Chiamparino, in carica dal 2001 al 2011, che divenne uno dei principali artefici del successo subalpino. La sua popolarità crebbe a tal punto da farlo risultare, nelle rilevazioni dell’epoca, come il sindaco più amato d’Italia.
Come dicevamo, l’eredità olimpica è ciò che conta davvero. Prima del 2006 era raro vedere turisti stranieri a Torino; dopo i Giochi, la città è diventata una meta fissa del turismo d’arte e cultura. La rivoluzione si era compiuta. Le strutture cittadine sono utilizzate ancora oggi: il “PalaIsozaki” (oggi Inalpi Arena) è diventato una delle location più importanti d’Europa per i grandi eventi e ospita attualmente le ATP Finals di tennis.
Purtroppo, in montagna le cose sono andate diversamente. Se la scommessa è stata vinta in città, non si può dire lo stesso per i trampolini di Pragelato e la pista di bob di Cesana, oggi purtroppo in stato di abbandono. Non si è riusciti a garantire un futuro a sport che contano pochi atleti, concentrati soprattutto nelle Alpi orientali. Forse oggi, con la formula delle “Olimpiadi diffuse” che riutilizza strutture esistenti, si sarebbe evitato questo spreco. Restano comunque positivi alcuni investimenti infrastrutturali stradali, ma in quota non si è vinta la “medaglia d’oro” come in pianura.
Dal punto di vista sportivo, come dimenticare le tante medaglie italiane? L’inossidabile Armin Zöggeler nello slittino, Enrico Fabris nel pattinaggio di velocità o la strepitosa staffetta maschile del fondo. E come non citare la conclusione epica con la 50 km di fondo vinta da Giorgio Di Centa, l’ultima gara dei Giochi, l’equivalente della maratona estiva?
Il giorno della cerimonia di chiusura calava il sipario su una delle più belle edizioni dei Giochi Invernali. Non lo diciamo noi, che siamo di parte, ma lo confermarono i visitatori stranieri e la stampa internazionale. Lo spegnimento del braciere e l’ammainabandiera lasciarono tutti con un groppo in gola, ma con la consapevolezza di aver assistito a un grande evento corale. Di quei 15 giorni e delle emozioni vissute si potrebbe scrivere un libro, ma speriamo di aver passato un pochino, magari a chi non le ha vissute, di quello la città ha vissuto.
Oggi Torino 2006 passa idealmente il testimone a Milano-Cortina 2026. È passata quasi una generazione e moltissime cose sono cambiate. I detrattori sono rimasti gli stessi, e certamente su Milano c’è un’aspettativa maggiore rispetto a quella che si nutriva per una città industriale come la Torino di allora. Tuttavia, siamo sicuri che anche questa prossima edizione sarà indimenticabile. Passion (still) lives here!
Alcuni video per rivivere le emozioni di Torino 2006
Cerimonia d’Apertura Completa
Ori italiani
Video promozionale Torino, Tv americana












