I confini dell’Europa

Europa è una ninfa, l’Europa è un’idea, l’Europa è un continente. Rapita da Zeus e portata Creta, la figlia di Oceano ebbe con lui 3 figli, tra cui Minosse. Minosse è in effetti il capostipite della prima civiltà europea, quella cretese, ed è proprio a Nord di Creta che le terre iniziano ad essere caratterizzate da quell’etichetta. Dunque l’Europa è un concetto culturale o geografico?
L’etimologia della parola è incerta, ma mi piace pensare che che ci sia di mezzo il prefisso eu- che riporta ad un soggetto benevolo, o ancora ad un’entità di ampio sguardo (εὐρύς, ὤψ). L’Europa non è però un continente in senso stretto, fisico, ma è sempre stata intesa come tale, essendo fortemente connotata all’interno del Mondo Antico, nell’ambito un grande continente che comprende Europa, Asia ed Africa.

Durante il Medio Evo alcune rappresentazioni del Mondo compivano una tranciante suddivisione detta a T con zero. L’Orbe ha la parte superiore rivolta verso Est e l’Europa è assegnata ad uno dei tre figli di Noè, ovvero Jafet, ed è separata dall’Africa dal Mediterraneo, e dall’Asia. Quest’ultima aveva una posizione predominante anche in prospettiva del posizionamento ad Oriente del cosiddetto Paradiso terrestre, ed il centro della T si collocava a Gerusalemme. In una tradizione così fortemente simbolica le cesure introdotte dalla T erano il Mar Mediterraneo, il Nilo ed il fiume Don (o Tanais), elementi geografici d’acqua che suddividevano i tre continenti. Dunque quali sono i confini dell’Europa? Quali sono i confini della geografia fisica e della geografia culturale, quali quelli dettati dalle convenzioni?

Appare evidente che i confini europei non seguono le demarcazioni politiche degli Stati moderni. In fondo, l’Europa è una penisola ed il problema del limite terrestre si pone quasi solamente ad Est: I confini sono tracciati nella tradizione, o meglio nella convenzione, da Urali e Caucaso, passando per il Bosforo. La linea di demarcazione convenzionalmente utilizzata fu demarcata dal geografo svedese von Strahlenberg, ed è stata poi oggetto di alcune modifiche non di grande portata. Il geografo che visse a cavallo tra il diciassettesimo e diciottesimo secolo ha una storia personale molto interessante. Egli si arruolò come soldato nell’esercito svedese e fu fatto prigioniero dai russi durante la grande guerra del Nord. Deportato in Siberia gli fu concesso di viaggiare per raccogliere materiale geografico, etnografico e cartografico. Evidentemente von Strahlenberg aveva dimostrato conoscenze e capacità non comuni e ricevette da un governatore russo, ovvero proprio dal suo carceriere, il compito di tracciare il confine tra Europa ed Asia sul fronte Orientale dell’Europa. Il confine seguiva lo spartiacque degli Urali e poi il fiume Ural, che come il Volga sfocia nel mar Caspio, seguendo poi la depressione ponto-caspica fino al Mar Nero, “tagliando” in due in mar d’Azov attraverso lo stretto di Kerç. Una modifica più recente, proposta dal National Geographic, porta il confine europeo dalla depressione ponto-caspica allo spartiacque del Caucaso, includendo in Europa piccole porzioni di Georgia ed Azerbaigian. Le entità politiche che sono tradizionalmente incluse nel continente europeo, almeno da queste convenzioni cartografiche, sono ovviamente la Russia, oltre a Kazakistan e Turchia.

La genesi ed il tracciamento di un confine costituisce un atto formale, internazionalmente riconosciuto o a volte disputato, e rappresenta il limite tra entità distinte per trascorsi storici o fattori diversi. La posizione di un confine è un gesto fondante: ” A partition that originates an actual political space” (cit. Minca e Vaughan-William, 2012). Lo studio ed il tracciamento di un confine continentale, in questo caso, potrebbe essere interpretato come limite più funzionale che politico, anche se fu proprio la Zarina Anna ad adottare la convenzione di von Strahlenberg, poi “ratificata” dalla Società Geografica Russa. Il senso di tracciare un confine, pertanto, è anche nel caso continentale fonte di controversie o discussioni? Certamente, soprattutto in un periodo di frizioni geopolitiche, dove faglie e confini si collocano tra aree di influenza piuttosto che rappresentare speculazioni scientifiche frutto di approfondimenti etnografici e geografici. Non è un caso che il confine passi proprio a fianco della Crimea, a mio avviso.

Da un punto di vista tassonomico, scevro da qualsiasi moto che tenda ad escludere, l’Europa è composta da 43 Stati sovrani che ne fanno completamente parte, oltre al Kosovo. Ci sono poi Stati transcontinentali, come la Russia, il Kazakistan, la Turchia, la Georgia e l’Azerbaigian ricompresi parzialmente in Europa dai diversi confini convenzionali già illustrati. Rimangono le nazioni di Cipro ed Armenia, peraltro esempi di sovranità piuttosto sofferta (con cause ascrivibili alle logiche illustrate, non trovate?), che pur essendo a tutti gli effetti asiatici hanno legami culturali profondi con il continente europeo. Questi 50 Stati si sono organizzati in diverse entità transnazionali, la più importante delle quali è senz’altro l’Unione Europea. Essa accoglie 27 Stati, con ulteriori accordi monetari con le nazioni più piccole e diversi candidati all’ingresso nell’Unione stessa. Dal punto di vista della promozione della democrazia, dei diritti umani e del progresso sociale è certamente il Consiglio d’Europa l’organizzazione di riferimento. Questo consesso ha certamente meno potere politico dell’UE, ma promuove valori importanti come l’identità europea e raccoglie ben 46 Paesi; solamente la Bielorussia e la Russia, in pratica, non ne fanno parte essendo la Russia uscita dopo l’invasione dell’Ucraina. Lo spirito di unità e di cooperazione è dunque grande in Europa, con qualche eccezione purtroppo dirompente e con dei distinguo creati sul campo più dalle scelte politiche che dai confini tratteggiati per motivi forse non divisivi, certamente non esclusivi o preclusivi nelle intenzioni di chi ne studiò il tracciato.












