Published On: Sab, Lug 18th, 2026

Diaz: dalla vittoria della Grande Guerra alla sconfitta del G8 di Genova

Dai ricordi di storia o tramandati dai nostri avi, quando si pronunciava il cognome Diaz, ai più veniva in mente il generale Armando Diaz, che condusse l’Italia a conseguire la vittoria nella prima guerra mondiale. Dopo la disfatta di Caporetto del 1917, il generale Cadorna fu destituito per lasciare spazio al generale napoletano con lontane origini spagnole. Diaz si era distinto sul campo di battaglia in prima linea e arrivò ad assumere l’incarico più importante di guida dell’esercito italiano. Cadorna aveva adottato metodi gestionali che ancora oggi sono duramente criticati e non era sensibile al benessere dei soldati, tanto da ordinare anche le decimazioni (uccisioni a sorte) in caso di insubordinazione. Diaz curò molto, invece, la fiducia tra i soldati e i generali, e il risultato fu quello noto a tutti.

Se pensiamo però a Diaz oggi, ai più verrà in mente non una bella storia (non che la prima guerra mondiale lo sia stata), ma una vicenda recente con risvolti molto pesanti. Si tratta del complesso scolastico di Genova intitolato al generale Armando Diaz, per la precisione a Diaz e Pascoli, ma per tutti “la Diaz”. Molti ricorderanno i terribili fatti del G8 di Genova del 2001, quando i grandi della Terra si incontrarono fra i caruggi della città ligure. Una tragedia annunciata e una sede sbagliata per un evento che già alla vigilia si preannunciava “caldo”. Quel G8 lascerà un morto e oltre 600 feriti fra manifestanti, giornalisti, poliziotti e semplici cittadini. Una delle più grandi e cruente manifestazioni del dopoguerra, dopo quelle del ’68 o della rivolta di Reggio Calabria del ’70.

Il 21 luglio del 2001 si consumerà uno degli atti più brutali della storia repubblicana. La scuola Diaz aveva accolto il “Genoa Social Forum” (rete di associazioni che aveva coordinato i movimenti pacifisti) a seguito di accordi con il Comune e le istituzioni. Lì si sarebbe installato un media center per seguire la manifestazione e un luogo di ricovero per associazioni non violente e manifestanti. Dunque la Diaz era considerata un luogo sicuro e ufficiale per le iniziative legate al G8. I temi forti erano la no-globalizzazione, la crisi climatica, lo strapotere della finanza e altre istanze sociali. La tensione in città era altissima dopo gli scontri dei giorni precedenti, in particolare con i cosiddetti Black Bloc (frange estremiste dei movimenti No Global) giunti da tutta Europa, che misero a ferro e fuoco la città. In quel clima di guerriglia che travolse l’intera manifestazione, si consumò la tragedia di Piazza Alimonda con la morte del ventenne Carlo Giuliani, una drammatica vicenda che finì per rendere, di fatto, anche l’allora carabiniere Mario Placanica, anch’egli ventenne, un’altra vittima di quel giorno.

Dunque la tensione era al massimo. In ogni caso, quella sera la polizia in assetto antisommossa fece irruzione nella scuola con l’intento di catturare membri dei Black Bloc (che non c’erano) e iniziò una “mattanza” o “macelleria messicana”, come affermato poi da un alto dirigente della stessa polizia. Oltre 60 furono i feriti fra le persone all’interno della scuola sui circa 90 presenti, alcuni dei quali molto gravi. Le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo diranno che quella fu tortura. Il film “Diaz – Don’t Clean Up This Blood” ne racconta i dettagli per filo e per segno, basandosi sugli atti processuali e sulle testimonianze di quello che accadde. Un film duro e agghiacciante, che purtroppo non è fantascienza. Venticinque anni dopo ci fa riflettere su quei fatti che portarono l’Italia in procedura di infrazione per non avere una legge contro la tortura. Il reato è stato introdotto solo nel 2017, 16 anni dopo i fatti di Genova, con 30 anni di ritardo rispetto alle convenzioni dell’ONU.

Quindi, un quarto di secolo dopo quei fatti, è importante andarli a rileggere con la coscienza di oggi. Forse oggi, al netto delle violenze di alcuni manifestanti, è ormai noto a tutti che la globalizzazione non sempre ha portato benefici, e lo stiamo vivendo quotidianamente. Paradossalmente, il tema della critica alla globalizzazione è più in voga oggi nelle frange conservatrici, diametralmente opposte ai Black Bloc dell’epoca. Anche altri temi e istanze portate avanti da quelle manifestazioni furono quasi profetiche: vedi i cambiamenti climatici e poi la crisi finanziaria del 2008. Fa riflettere anche come l’impunità di una certa parte dello Stato, seppur posta sotto tensione, non possa giustificare una tale violenza su persone inermi che nulla avevano a che fare con i facinorosi. A rendere tutto ancora più cupo ci fu la fabbricazione di prove false, come l’aver portato all’interno della scuola bottiglie Molotov per simulare il rinvenimento di materiale da guerriglia e giustificare gli arresti.

In quella surreale notte verranno gravemente feriti nella Diaz giornalisti, tecnici, anziani e ragazze e ragazzi da tutta Europa, molti mentre stavano semplicemente dormendo. Le vessazioni proseguirono nella caserma di Bolzaneto con pesanti violenze, anche psicologiche, insulti e minacce di morte e stupri sulle persone arrestate (come poi verrà appurato senza nessun motivo). Una macchia indelebile per l’Italia, aggravata dal fatto che, a causa della mancanza del reato di tortura all’epoca e della sopraggiunta prescrizione per molti reati, nessun appartenente alle forze dell’ordine ha scontato un solo giorno di carcere per le atroci violenze fisiche commesse e mai nessuno ha posto delle scuse. Le vittime, per contro, si portano dietro ancora oggi le cicatrici di quella notte di follie e seri problemi psicologici. Immaginarsi cosa può voler dire farsi svegliare da manganelli, calci e pugni. Solo un caso ha evitato ulteriori vittime e la verità nasconde ancora oggi elementi non chiari di quali furono i veri “mandanti”.

Tutto questo è un passaggio che forse è passato troppo in secondo piano e che non rende giustizia alle tante forze dell’ordine che svolgono quotidianamente il proprio lavoro nel rispetto delle regole, ispirando nei cittadini sentimenti di fiducia e protezione, non certo di violenza gratuita. Non è un caso che Amnesty International abbia definito quei fatti come “la più grande sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. Dunque il nome Diaz è passato dal celebrare una vittoria all’essere associato a una sconfitta di un Paese intero.


Fonti consultate: Comune di Genova, Diaz, non pulire questo sangue (Daniele Vicari – 2012), Blu Notte – Il G8 di Genova (Rai – Carlo Lucarelli, 2007), Intervista a Mark Covell (Francesco Moriero – 2026), Corriere della Sera

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45