Ceuta e la Spagna in Africa
La crisi di Ceuta ha riportato in evidenza alcune bizzarrie geografiche nell’area del Mediterraneo. Se la Spagna da un lato rivendica il possesso di Gibilterra, territorio d’oltremare dipendente dal Regno Unito, il Paese iberico dall’altro lato ha in Ceuta un possedimento che, formalmente città autonoma, è a tutti gli effetti una colonia in territorio africano. Non si è utilizzato a caso la locuzione “da un lato e dall’altro” perchè Ceuta e Gibilterra sono le antiche colonne d’Ercole, il “non plus ultra” che ha caratterizzato per secoli le porte verso l’ignoto, alimentando paure e fantasie collettive.
Dunque Spagna e Regno Unito si sono in qualche modo scambiate influenze e vere e proprie dipendenze territoriali in una sorta di chiasmo geografico che si spiega con vicende coloniali molto articolate. La Spagna ha una presenza non marginale sul continente africano, anche se storicamente è sempre stata molto più ridotta rispetto al Portogallo in virtù di quanto stabilito dal trattato di Tordesillas del 1506. Papa Giulio II, infatti, diede mano libera alla Spagna nelle Americhe, ad eccezione di una parte dell’attuale Brasile, mentre il Portogallo potè espandere la propria area di influenza, con coline e commerci, ad Oriente. Per motivi di prossimità e di influenza culturale, in ogni caso, la Spagna e lo spagnolo sono presenze importanti in Africa tanto che lo spagnolo è una delle lingue ufficiali dell’Unione Africana (ne abbiamo già parlato in un articolo dello scorso aprile).
Oltre a Ceuta, la Spagna ha il controllo di Melilla e delle Canarie. Ceuta e Melilla sono due “exclave” cioè due possedimenti che configurano, di fatto, un confine terrestre tra Europa ed Africa, o meglio tra Spagna e Marocco. E’ questo il confine più morbido dell’Unione Europea? Si tratta di un’area da attenzionare particolarmente?

Ceuta e Melilla sono davvero l’unico confine terrestre tra Unione Europea ed Africa. Soprattutto Ceuta, porto franco e città che si sviluppa su un lembo di terra a pochi chilometri dal vecchio continente, rappresenta già dagli anni ’90 del secolo scorso una testa di ponte per l’immigrazione, per lo più irregolare, che ha la rotta più Occidentale verso l’UE e quella che numericamente ha evidenziato nelle ultime ore uno choc comunicativo e, per le persone con un minimo di spirito analitico, anche emotivo. La geopolitica e i media possono orientare o influenzare la percezione di questi eventi, ma nella pratica sono spesso le condizioni meteo e la bella stagione a dettare i ritmi degli arrivi. “Sono tutti giovani uomini”, si nota talvolta nei commenti distaccati di chi osserva il fenomeno da lontano. In verità, si tratta di persone in grado di affrontare la traversata a nuoto o di scavalcare barriere e fili spinati; persone che hanno la forza di fuggire o semplicemente l’aspirazione a una vita migliore. Ed è significativo che puntino all’Europa, un continente che spesso critichiamo per le sue rigidità, ma che continua a offrire opportunità e tutela inarrivabili altrove.











