Dall’Uomo Nero al Lupo: l’eterno bisogno di inventarsi un nemico
Capita ancora oggi di sentire metodi educativi discutibili che, per far stare tranquilli i bambini, ricorrono a frasi come: “Attenzione che arriva l’uomo nero!”. C’è pure una famosa filastrocca che recita: “Ninna nanna, ninna oh… lo daremo all’uomo nero che lo tiene un anno intero”. Ma chi è l’uomo nero? È la personificazione del buio, del mistero, di ciò che non vediamo e non conosciamo. Da sempre l’essere umano combatte con l’ignoto e con le proprie paure (tema di cui abbiamo già parlato in un altro articolo). I bambini spesso non provano timore finché la cultura che li circonda non infonde loro paure più o meno reali.
Un altro elemento associato quasi da sempre alla paura è il lupo. In epoca medievale era considerato il responsabile delle razzie ai danni della povera gente, che viveva di sussistenza grazie agli animali da allevamento. Le fiabe del “lupo cattivo” si sprecano dalla notte dei tempi. In realtà, la lupa è stata la fonte di salvezza di Roma: la leggenda vuole che Romolo e Remo siano stati allattati e cresciuti proprio da una lupa, diventata poi il simbolo della Città Eterna. Dunque, una simbologia legata non al terrore, ma alla protezione e alla sicurezza. Usiamo anche dire “in bocca al lupo”, a cui si suole rispondere “crepi!”, quando in realtà la lupa prende in bocca i suoi piccoli per difenderli, non di certo per mangiarli.
Nella società di oggi dovremmo esserci lasciati alle spalle certe paure, spesso ereditate da epoche buie del passato in cui la conoscenza era poco diffusa e l’ignoranza veniva cavalcata per governare le masse. L’Illuminismo doveva ancora venire. Oggi abbiamo tutti gli strumenti per comprendere l’ignoto grazie alla scienza e alla scolarizzazione; ciò nonostante, queste paure “medievali” stanno tornando a galla.
Negli anni ’70 il lupo era stato quasi sterminato in Italia: ne sopravvivevano appena un centinaio di esemplari, isolati tra Abruzzo e Calabria. Oggi, secondo il monitoraggio nazionale condotto dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), la popolazione è risalita a circa 3.300 esemplari, distribuiti tra l’arco alpino e la fascia appenninica. Certo, essendosi diffuso molto, è tornato a “intralciare” la vita quotidiana in alcuni settori della zootecnia. Ma il lupo in Italia è sempre esistito ed è persino l’animale simbolo del nostro Paese (molti forse non lo sanno). Ovviamente la sua presenza va gestita con strumenti di prevenzione adeguati (dai cani da guardia alle recinzioni elettrificate), ma in regioni come l’Abruzzo, dove la pastorizia ricopre ancora un ruolo importante, non è mai scomparso. Le soluzioni si possono trovare, senza bisogno di cercare un capro espiatorio su cui sfogare le proprie ansie o farne tema di scontro politico.
Lo stesso discorso vale per l’uomo nero, che oggi prende le sembianze dell’immigrato: chi ha una cultura o un colore della pelle diverso viene visto come portatore di incertezza. In questo senso, stiamo assistendo a una recrudescenza della xenofobia, spesso alimentata da una vera e propria “distorsione percettiva” (perception gap). Gli studi sociologici dimostrano infatti che la percezione della presenza straniera e del pericolo percepito nella popolazione è spesso doppia o tripla rispetto ai dati reali, dimostrando quanto l’inquietudine risponda a sollecitazioni emotive anziché a dati di fatto.
La mancata integrazione e la ghettizzazione spingono alcune componenti della società ai margini, costringendole talvolta a vivere di espedienti. Per fortuna i casi di integrazione riuscita sono tanti, ma, nonostante ciò, nel profondo del nostro animo ciò che è diverso o “fuori dagli schemi” continua a farci paura. E ieri come oggi, queste fragilità vengono strumentalizzate per mantenere il potere, sfruttando un sentimento antico come il mondo e radicato nella nostra biologia, un istinto che spesso ci ha permesso di sopravvivere, ma che oggi viene troppo spesso manipolato ad arte.











