X

L’Italia delle lingue, un bene dal valore inestimabile

Dante : l'emblema della lingua italiana

L’Italia è un Paese relativamente giovane che nel 2021 compirà 160 anni. La sua nascita è arrivata dall’unione di un caleidoscopio di piccoli stati che formavano la Penisola e parlavano lingue diverse. Basti pensare che sia Cavour che Re Vittorio Emanuele, non parlavano bene l’italiano, ma parlavano meglio in piemontese o francese. La prima guerra mondiale fu la prima vera occasione per capirsi e sforzarsi a parlare una lingua comune. Solo poi negli anni ’60, con l’arrivo della TV in casa, l’italiano andò via via a sostituirsi ai vari dialetti e prendere piede nel Paese.

Art.6 – Costituzione

Forse molti non lo sapranno, ma all’interno della nostra Costituzione non figura l’Italiano come lingua ufficiale, ma solo nell’art. 6 si cita che la Repubblica tutela le minoranze linguistiche. Probabilmente durante la costituente, viste le forti spinge secessionisti di alcune aree del Paese  (a seguito delle persecuzioni delle minoranze) e visto il principio citato all’art. 3 sull’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di lingua, non vi fu traccia di ufficialità della lingua italiana. Solo nel 1999, una legge ordinaria dello Stato, mette nero su bianco l’ufficialità dell’italiano.

Bisogna anche affermare che un Paese non è automaticamente equivalente ad una lingua e questo lo dimostra la vicina Svizzera, con tre lingue ufficiali e una lunga tradizione unitaria. Spesso si tende  a fare la facile equivalenza paese uguale lingua, ma non c’è niente di più sbagliato, proprio perché ogni idioma diverso è una ricchezza dal valore inestimabile.

Dunque, questa tradizione linguistica in Italia, è stata in qualche modo conservata grazie anche a diverse norme di tutela. Sicuramente le altre lingue “ufficiali”, più note, sono il tedesco nella Provincia Autonoma di Bolzano (Sued Tirol) e il francese in Valle d’Aosta (Vallée d’Aoste). Queste due lingue sono state già ufficializzate durante la costituente e proprio su questi due Statuti Speciali si fa menzione della lingua italiana e dell’altra lingua parificata. Quindi diciamo che, paradossalmente,  in questi documenti che di fatto viene “formalizzata” per la prima volta la lingua italiana.

Mappa in tedesco

Questi due idiomi ufficiali hanno profonde radici storiche. Il tedesco, molto naturalmente perché l’Alto Adige è stato annesso all’Italia come bottino di guerra dopo la prima guerra mondiale e lì il tedesco è sempre stata la lingua madre della popolazione. Il francese, invece, è sempre stata la lingua ufficiale del Regno di Sardegna e addirittura la Valle d’Aosta, nel 1536, fu la prima istituzione al mondo con il “Conseil des Commis” a rendere il francese ufficiale, mentre a Parigi era ancora ufficiale il latino. Chissà forse si sarebbe dovuto chiamare quindi valdostano e non francese.

Al Alto Adige, insieme al tedesco è anche ufficiale il ladino che è parificato all’italiano anche nella Provincia di Trento (e in alcuni comuni della provincia di Belluno), mentre in Valle d’Aosta è tutelata una piccola minoranza germanofona “Walser” che vive nelle valli del Monte Rosa. Se però Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, vi sono le più note minoranze linguistiche, ce ne sono molte altre in Italia.

Pur non figurando nello statuto speciale, lo sloveno è lingua ufficiale in alcune aree del Friuli Venezia Giulia, così come dal 1999, lo è anche il friulano. Quest’area d’Italia, soprattutto le province di Gorizia e Trieste,  è sempre stata un melting pot di culture fra influenza italiana e slava e dunque questo riconoscimento suggella una tradizione molto antica, fatta anche di sofferenze e persecuzioni.

Per quanto riguarda la Sardegna, a fine anni ’90 il sardo è diventata lingua ufficiale insieme all’italiano, ma nell’isola sono anche molte altre le lingue parlate, fra cui il catalano.

L’Italia delle lingue ufficiali, non è però finita qui e altre minoranza linguistiche sono presenti e tutelate lungo tutto lo Stivale. Nel 1999, l’anno di svolta “linguistica”, grazie alla legge n.482 altre minoranze linguistiche vengono riconosciute e oltre a quanto già illustrato prima, entrano nell’elenco delle lingue ufficiali: l’albanese, il greco, il croato,  il franco-provenzale e l’occitano.

Cartello bilingue italiano/greco a Bova – Reggio Calabria

Da citare sicuramente il caso della Calabria, dove vi sono una molteplicità di minoranze linguistiche e dove troviamo quella albanese, greca e addirittura l’occitano (tutelata in alcuni comuni piemontesi) che si parla in piccolo comune della Provincia di Cosenza, per il quale il nome non mente: Guardia Piemontese.

L’albanese è poi diffuso in diversi comuni della gran parte delle regioni del sud e il greco anche in Puglia. Particolare è la piccola comunità croata del Molise che ha legami con l’altra sponda dell’Adriatico dal 1200.

Il franco-provenzale, che è di fatto la lingua più diffusa in Valle d’Aosta, anche più del francese, si parla anche in diverse zone del Piemonte e anche in modo curioso in alcuni comuni pugliesi della provincia di Foggia.

Fino qui abbiamo citato le lingue ufficiali e tutto questo senza citare le centinaia di dialetti che nord a sud, ma ancora spesso da un comune all’altro, caratterizzano il mosaico linguistico d’Italia. Tutto ciò ha davvero una valore culturale inestimabile e purtroppo alcuni di questi idiomi, seppur tutelati, sono in forte pericolo. E’ importante tramandare questa tradizione linguistica, perché questo non è una questione di mero campanilismo o neo-secessionismo, ma l’espressione della cultura italiana e di tanti popoli che sono passati nella travagliata storia della nostra penisola. A noi ci resta dunque l’arduo compito di questa tutela per le generazioni future.

Giuseppe Cutano: Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia e per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche.
Post correlati

This website uses cookies.