Published On: ven, Lug 17th, 2020

I temporali autorigeneranti e il neologismo “bomba d’acqua”

I temporali autorigeneranti, più propriamente detti “cluster multicellulari con rigenerazione sopravvento”, sono fenomeni che generalmente hanno origine in mare, da cui traggono la propria energia, per poi spostarsi lungo le aree costiere. Si sviluppano frequentemente nei mesi autunnali (con temperatura superficiale marina ancora mite) per contrasto di masse d’aria di diversa estrazione (aria caldo-umida con quella più fredda), e colpiscono il nostro paese con regolarità e con una certa frequenza.

Probabilmente (il condizionale è d’obbligo in assenza di uno studio ben preciso) a causa dei cambiamenti climatici sono fenomeni sempre più frequenti e più intensi anche nella bella stagione, come abbiamo avuto modo di osservare nel recente episodio accaduto a Palermo, dov’è caduto il record pluviometrico storico del mese.

Tornando al fenomeno, si tratta di celle temporalesche continuamente rigeneranti che, restano tali sino a quando non si interrompe il perfetto equilibrio termodinamico tra le correnti ascendenti e discendenti. Sono esaltati dall’orografia della zona e durano così tanto per via dell’inclinazione delle torri temporalesche generate dal vento in quota.
Sono fenomeni estremamente pericolosi, in quanto possono persistere sulla stessa area per diverso tempo, andando a generare vere e proprie alluvioni.

NUBIFRAGIO – In meteorologia il nubifragio è una precipitazione particolarmente intensa che in breve tempo rovescia al suolo grandi quantità di acqua. E’ associato a piogge che cadono ad almeno 30 mm/h o che scaricano almeno 50 mm in 120 minuti, risultando pericoloso in presenza di fiumi, di sottopassi nelle aree cittadine o in presenza di aree adiacenti a colline e/o montagne.

Negli ultimi tempi il fenomeno è descritto dai mass-media con il neologismo di Bomba d’acqua (dall’inglese cloudburst), un termine coniato probabilmente in occasione del forte nubifragio che colpì la provincia di Carrara nel corso del 2003, ma divenuto ormai di uso comune ai giorni nostri. In realtà, il termine così utilizzato nel mondo giornalistico non esiste nel glossario tecnico-meteorologico, ed è considerato un termine improprio dai meteorologi.

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- Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it