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Teledrin, ricordate cosa è?

Molti di voi forse lo ricorderanno, mentre molti di voi non hanno minimamente idea di cosa sia. Facciamo un salto nei mitici anni ’90. Agli inizi dell’ultimo decennio del secolo scorso il telefono cellulare era cosa per pochissimi. Solitamente lo avevano personalità di rilievo ed era anche un pò il simbolo dei cosiddetti “yuppies”, i giovani rampolli imprenditori della Milano da bere.

Radiotelefono anni ’80 (Credit Catawiki)

Allora esisteva in Italia un solo operatore telefonico nazionale ed era la SIP. La società che aveva in concessione monopolistica la telefonia iniziò a fine anni ’80 a costruire la prima rete mobile nazionale, la cosiddetta rete “TACS” (Total Access Comunication System). La rete serviva per supportare i primi cellulari (o meglio radiotelefoni) che divennero un bene comune circa 10/15 anni dopo.

Il teledrin, il nome commerciale scelto da SIP, era in realtà un cerca persone. Funzionava in molto molto semplicemente appoggiandosi alla rete TACS. Si trattava di una piccola scatoletta grande come un pacchetto di sigarette. L’aggeggio ero dotata di un display molto piccolo che poteva stare attaccato alla cintura dei pantaloni o in una borsetta. I cellulari di allora invece erano molto grandi e i primissimi era grandi quasi come una valigetta 24 ore, di certo ben poco “portatili”. Il teledrin era invece molto più pratico e davvero portatile.

Cercapersone SIP, il Teledrin (Credit curiosando 708090)

Come funzionava? Quando una persona ci chiamava al nostro telefono fisso, se avevamo attivato il servizio Teledrin, ed eravamo fuori casa, l’apparecchietto vibrava o faceva un piccolo cicalino e sul display appariva il numero da cui eravamo chiamati. Così, vista la grande quantità di cabine telefoniche dislocate nel Paese, era sufficiente recarsi a quella più vicina e richiamare il numero che avevamo visualizzato sul cercapersone.

Il sistema non prese comunque molto piede, poichè l’evoluzione del telefono cellulare fu davvero rapida e in pochi anni i telefoni erano anch’essi di dimensione di un pacchetto di sigarette. Così il sistema fu completamente abbandonato agli inizi degli anni 2000.

Giuseppe Cutano: Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia e per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche.
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