Published On: mar, Feb 16th, 2021

Norvegia: petrolio, ambiente e lupi; il paese dei contrasti (Intervista)

La Norvegia è uno dei paesi leader a livello globale per l’attenzione all’ambiente e il welfare. Ad oggi, il paese scandinavo, patria dello sci nordico, della pesca, ma anche del petrolio, non fa parte dell’Unione Europea, ma è una nazione fondatrice della NATO. La Norvegia ha come forma di governo la monarchia, seppur il Re abbia più che altro funzioni di rappresentanza. Attualmente il primo ministro è donna e parliamo della apprezzatissima Erna Solberg. Anche il paese nordico, come tutti, ha dei contrasti al suo interno andiamo a scoprirli.

Erik Ulateig

Per comprendere il mondo è sempre importante confrontarsi con vive il paese oppure viverlo di persona. Oggi ai microfoni di GeoMagazine.it abbiamo Erik Ulateig che vive a Lillehammer, località norvegese nota per i Giochi Olimpici Invernali. Erik si è occupato dell’organizzazione delle olimpiadi (1994 e 2016 quelle giovanili), ma soprattutto, dopo, della gestione dell’eredità olimpica (strutture ecc) che è spesso più difficile da gestire che l’evento stesso. Imprenditore, oggi Erik si occupa di gestione di servizi per gli studenti nella contea dell’Innlandet che si trova compresa fra Oslo e Tromso. 

(GC – Geomagazine.it) Erik, abbiamo avuto l’opportunità di conoscerci durante l’organizzazione della Coppa del Mondo di Sci nel 2019 e ho avuto modo di apprezzare lo spirito norvegese che unisce, tradizioni, natura e modernità. Ma dunque raccontaci chi sei e che norvegese sei.

(Erik – Norvegia) Sono un norvegese di 56 anni nato e cresciuto in un piccolo borgo 200 km a nord di Lillehammer. Da piccolo amavo esplorare Lesja, il mio piccolo villaggio di 2.000 persone. Il paesino, fatto di fattorie e montagne, è immerso nella natura e dove vivono più 2.500 renne allo stato brado.
Mi considero un norvegese nella media. Sono sposato e ho tre meravigliose ragazze e della famiglia fa parte anche un setter inglese. Ho avuto la possibilità di lavorare nel mio campo di interesse negli ultimi 30 anni e sono grato di aver potuto vivere e crescere le mie figlie in Norvegia.

15 anni fa mia figlia più piccola si è ammalata gravemente. Un tumore al cervello ce la stava quasi portando via da noi. Siamo stati in ospedale per 6 mesi e la sanità pubblica si è presa molta cura di nostra figlia. Lo Stato ci ha anche permesso di combattere e vincere la battaglia insieme a lei, garantendoci un supporto di reddito sia a me che a mia moglie.

Fra i miei hobby c’è lo sci nordico e lo sci alpino, in particolare quest’ultimo ho avuto modo di testarlo anche sulle Dolomiti dove ho trascorso delle bellissime giornate. Sono stato anche nelle zone di Alba, in Piemonte, dove ho apprezzato la natura, il favoloso vino e la cucina, ma soprattutto il calore delle persone. Fra gli altri hobby pratico paracadutismo. Una attività che mi porta a scoprire i miei limiti e mi da una buona dose di adrenalina. Uno sport che mi ha permesso di conoscere persone con diverse storie, fra cui un caro amico che grazie a questo sport si è messo alle spalle un passato da tossicodipendenza.

(GC – Geomagazine.it) Toccante e intraprendente la tua storia. Passiamo a parlare ora di ambiente. La Norvegia è leader mondiale nella tutela ambientale, ma ancora oggi una delle grandi spinte al PIL è data dall’estrazione di petrolio. Come vive la gente questo contrasto? C’è un dibattito interno sulla tematica? Raccontaci

(Erik – Norvegia) La Norvegia è da lungo tempo un paese pioniere in campo ambientale. Penso in particolare alla nostra ex primo ministro Gro Harlem Brundtland (ndr in carica dal 1986 al 1996) che è stata la persona chiave che ha portato queste tematiche nell’agenda nazionale. Successivamente, nel 1994, abbiamo ospitato proprio qui a Lillehammer i Giochi Olimpici Invernali e volevamo che fossero anche i primi “green” della storia. Attraverso i Giochi abbiamo profuso questo concetto negli abitanti della Norvegia, così “green” è diventato di moda. 

Però, come dicevi pocanzi, viviamo in una situazione moralmente doppia. Il nostro benessere è principalmente basato sull’industria del petrolio. Così abbiamo creato soluzioni che potessero compensare la CO2  e dunque continuare con queste attività poco amiche dell’ambiente. Negli ultimi 10 anni sulla scena politica norvegese è entrata una nuova classe politica. Sono state avviate diverse azioni che possano portare a compimento gli obiettivi degli accordi di Parigi sul clima. Molte azioni sono state concentrate nelle aree urbane e questo ha creato un pò di conflitto fra le aree rurali e quelle urbanizzate (ndr. per un auto diesel entrare e uscire dal centro di Oslo durante l’ora di punta costa circa 5 €).

Nel paese ci sono continue discussioni se la Norvegia debba fissare una data per quando l’industria del petrolio debba terminare le sue attività. In queste discussioni è però anche importante capire le necessità globali di energia e dobbiamo anche ricordare che le attività di estrazione di petrolio in Norvegia, creso siano, ambientalmente più attente di quelle  fatte in altri paesi.

(GC – Geomagazine.it) Grazie all’energia idroelettrica la Norvegia è quasi uno dei pochi paesi al mondo che può vantare praticamente il 100% di energia proveniente da fonti rinnovabili per la sua esigenza nazionale. Nel 2020 la Norvegia è anche diventata la nazione al mondo in cui le vendite di auto elettriche hanno superato le vendite di auto termiche. Come è stata l’evoluzione della mobilità elettrica? E’ facile ricaricare l’auto in Norvegia su lunghe tratte? E quale è invece la tua esperienza con le auto elettriche?

(Erik – Norvegia) Guido ormai da due anni un’auto elettrica. Innanzitutto i produttori automobilistici hanno iniziato a produrre mezzi che soddisfacevano le mie esigenze di spazio, confort e range di carica. Durante il mio lavoro di amministratore delegato dell’azienda di servizi e welfare per studenti della regione dell’Innlandet percorro 180 km al giorno, dunque cercavo un auto che avesse un range di almeno 250 km garantiti con le temperature rigide norvegesi. Il 90% delle volte ricarico a casa, invece quando programmo viaggi lunghi scelgo di fermarmi nelle stazioni di ricarica fast (150 kW) lungo la strada. La migliore rete di ricarica è quella di Tesla, ma anche gli altri fornitori stanno iniziando a sviluppare la loro rete di ricarica. Non dico che sia sempre facile ricaricare durante viaggi a lungo raggio, ma ci stiamo muovendo nella giusta direzione e l’incremento delle vendite di auto elettriche sta spingendo la costruzione di nuove stazioni di ricarica.

(GC – Geomagazine.it) I cambiamenti climatici sono un problema globale. Qualche settimana fa abbiamo intervistato il sindaco di Salla, Lapponia finlandese, e abbiamo scoperto le loro azioni (anche provocatorie) per fronteggiare questa sfida.
La Norvegia è composta principalmente da piccoli villaggi ed ha una relazione molto stretta con la natura, come peraltro ci raccontavi, ma tutti noi dobbiamo affrontare questa sfida. Quali sono le azioni tangibili in Norvegia e come la gente percepisce questa emergenza globale? E tu hai cambiato le tue abitudine per questa sfida?

(Erik – Norvegia) Come ti dicevo prima è apparsa una nuova generazione sulla scena politica norvegese. Generalmente la gente under 40, rispetto alla mia generazione,  è molto più attenta a queste tematiche e accettato di buon grado queste azioni per la salvaguardia dell’ambiente. Bisogna anche dire che il costo dell’energia è molto economico rispetto agli altri paesi europei. Il basso costo dell’energia combinato con salari elevati ha portato al fatto che la gente non è molto attenta al consumo di energia.

Quasi tutti i norvegesi sono fieri del proprio contesto naturale e ci tengono molto e sanno che alcune azioni sono importanti. Il paradosso che siamo tutti d’accordo su queste azioni, finché però non abbiamo impatto sulla nostra vita.

Molto spesso sento dire “Solo la Norvegia può salvare il mondo”, ma è un pò una provocazione utilizzato per responsabilizzare le persone al di fuori dei nostri confini. Direi che i pedaggi sulle strade, le limitazioni di accesso alle auto nei centri urbani, le tasse ambientali sui posti a sedere in aereo ecc sono le azioni più accettate dalla gente. Quando questi input arrivano dalle aziende e dalla istituzioni credo che stiamo andando bene. Molte aziende hanno visto che aver implementato azioni “green” hanno dato beneficio sia all’immagine dell’azienda stessa sia agli introiti. Nei miei diversi ruoli da imprenditore ho notato che focalizzarsi su queste tematiche si traggono vantaggi positivi per l’azienda e non solo.

Personalmente non ho cambiato molto i miei comportamenti, se non ad eccezione dell’uso dell’auto elettrica, però ho cambiato molto la mia attitudine a queste tematiche.

Villaggi norvegesi in inverno (Credit Erik Ulateig)

(GC – Geomagazine.it) Qualche settimana fa sul “The Guardian” e su alcuni giornali italiani è stato pubblicato un video che riportava il dibattito molto forte fra ambientalisti e cacciatori in merito al lupo. In Norvegia c’è la possibilità di sopprimere alcuni capi per contenere l’espansione. In Italia, sulle Alpi, stiamo vivendo lo stesso dibattito. Nel sud Italia il lupo non è mai scomparso e oggi c’è un equilibrio fra l’uomo e questo predatore, non è invece così altrove dove il lupo è appena ritornato. In Italia la caccia al lupo è vietata, ma qualcuno vorrebbe permetterla. Raccontaci del dibattito in Norvegia e quale è la tua posizione?

(Erik – Norvegia) Il dibattito fra chi plaude alla presenza del lupo nell’ecosistema norvegese e chi no è molto forte e polarizzato. Questo è molto triste perché si rivela essere un dibattito con attacchi personali e a volte privo di contenuti. Il dibattito è anche molto polarizzato fra le aree urbanizzate e le aree rurali. Diciamo che c’è la sensazione che le aree rurali perdano il diritto di autogestirsi anche perché le indicazioni su questa tematica arrivano dallo Stato centrale.

Non è solo una questione di lupi in Norvegia, ma in generale i predatori creano dibattito. Anche il ghiottone (ndr carnivoro delle zone artiche) e la lince sono parte di questo quadro di diatriba.

La mia opinione personale è molto variegata. Ho molti amici di infanzia che oggi si occupano di agricoltura e cercano di utilizzare il più possibile i pascoli selvaggi che si trovano in Norvegia. Io penso che i predatori debbano essere controllati e credo che i pascoli debbano essere utilizzati. Io penso anche che gli allevatori riescano a controllare questi ampi territori dove bruca il bestiame e dove i predatori sono molto efficienti nella loro caccia. Credo anche che senza ovini, caprini e bovini e altri animali da allevamento non avremmo più questi pascoli. Dalla mai infanzia ad oggi ho visto ampi cambiamenti nel paesaggio e nei pascoli a causa della diminuzione di questi greggi. Non discuto ovviamente sul fatto di rimuovere tutti i predatori, ma penso bisogna definire dei limiti e penso che questi limiti debbano essere discussi in accordo con gli allevatori locali e i ricercatori.

(GC – Geomagazine.it) Cambiamo argomento. Il Coronavirus ha coinvolto tutti i paesi del mondo, incluso la Norvegia. Anche la Norvegia ha deciso di attuare un lockdown  nel paese. I vostri vicini (Svezia) invece hanno deciso di scegliere una strategia opposta. In Italia spesso si è tirato in ballo il diverso approccio dei due paesi scandinavi. Come è stato il lockdown in Norvegia? Una curiosità Erik. Era ed è possibile passare il confine aperto fra Norvegia e Svezia?

(Erik – Norvegia) Il lockdown in Norvegia è stato un successo. Il 12 marzo il governo ha preso delle forti decisioni per ridurre la diffusione della pandemia, ma ancora più importante è stata ben comunicata la gravità della situazione. Specialmente l’Italia è stata osservata per capire l’espansione del virus. Da quel giorno penso che le autorità siano state esemplari nelle loro azioni e nella loro onestà di basare le loro decisioni in base alle evidenze scientifiche. Per gestire una emergenza inaspettata come questa, credo tu debba avere una mente aperta e la possibilità di azione.
Credo però che i norvegesi così come tanti altri sono stati un pò critici sulle azioni applicate in questi ultimi 11 mesi e credo che il paese inizi un pò ad essere stanco da queste misure restrittive. Per rispondere alla tua domanda i confini sono totalmente chiusi da fine gennaio 2020.

Sci escursionismo nei boschi della Norvegia (Credit Erik Ulateig)

(GC – Geomagazine.it) Tornando alle questioni ambientali, al welfare e all’attenzione della persone, per come abbiamo visto, su molte cose siete di certo un esempio da seguire. La vostra primo ministro Erna Soldberg e le sue politiche sono apprezzato da tanti. Mi ricordo l’approccio verso i bimbi durante la pandemia. Le vostre politiche sono sempre molto, molto vicine ai i principali pilatri dell’Unione Europea e spesso usate gli stessi standard anche di più di quante facesse la Gran Bretagna quando era all’interno. Secondo il mio punto di vista la Norvegia è un paese dell’Unione sebbene non ne faccia parte. Quale è la generale opinione dei norvegesi sull’Unione e qual è la tua?

(Erik – Norvegia) Questa è anche un’altra questione che è molto discussa qui da noi. Io penso che la maggior parte delle persone pensi che dobbiamo essere molto vicini all’UE, ma molte di queste persone ritengono anche che non necessitiamo di farne parte. Io penso che la Norvegia si sia posizionata abbastanza bene nel contesto europeo.  La stessa UE è una grande idea e la Norvegia deve certamente sostenere questa idea. Tuttavia a causa di alcune nostre politiche sullo sviluppo e sull’approccio nella tutela delle aree rurali e delle aziende agricole, penso che stiamo mantenendo un buon equilibrio facendo parte solamente dello Spazio Economico Europeo (EEA). (ndr Della EEA ne fanno parte i paesi UE, più Norvegia e Islanda e si basano sulla libera circolazione di merci, persone, servizi e capitali.)

(GC – Geomagazine.it) Erik, grazie davvero per il tuo tempo e la tua cortesia. Concludo con la tipica domanda che farebbe un italiano. Siamo sempre molto curiosi di sapere cosa pensano di noi gli stranieri in mezzo ai nostri stereotipi. Dunque cosa pensi dunque dell’Italia anche considerando le tematiche di oggi? Ovviamente accettiamo le critiche.

(Erik – Norvegia) I miei sentimenti per l’Italia sono molto profondi. L’Italia è il mio paese preferito. Avete un ottima cucina e ottimi vini. Avete un ampio raggio di diversi paesaggi naturali, dalle Alpi al mare. Siete un popolo che ci mette passione e credo che questo sia una delle differenze con noi norvegesi. Noi siamo forse più amichevoli, ma forse un pò noiosi. Spero di poter visitare nuovamente il vostro Paese e il mio sogno sarebbe di viverci per qualche anno. Quindi lancio un appello, se mi trovate un posto nel comitato di organizzazione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, io sono più che pronto.

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG e Clubhouse: @latitude_45