Published On: Sab, Mag 23rd, 2026

Elettrico: l’Europa cincischia e la Cina si avvicina

Mentre in Europa ci si interroga sull’opportunità del Green Deal e sullo stop ai motori termici fissato per il 2035, un dibattito particolarmente acceso in Italia, di cui avevamo già accennato in un precedente articolo, la Cina prosegue dritta sulla strada dell’elettrificazione. Oggi è evidente come Pechino sia sbarcata nel mercato europeo con veicoli elettrici di qualità e a prezzi competitivi. Basta guardare gli spot televisivi per accorgersi di marchi ormai noti come BYD, che ha superato Tesla nelle vendite globali di veicoli elettrici, segnando l’inizio di una nuova era sulle nostre strade.

Nonostante le rigide normative e i dazi doganali che rendono complesso l’accesso al mercato europeo, i costruttori orientali si stanno muovendo rapidamente con prodotti competitivi, mentre i produttori europei cercano ancora di delineare la strategia migliore. Fino a poco tempo fa le metropoli cinesi erano percepite come fortemente inquinate e l’industria automobilistica locale era considerata in ritardo; in pochissimi anni, invece, si è compiuto un miracolo ecologico nei grandi centri urbani. La qualità dell’aria a Pechino è drasticamente migliorata grazie a una massiccia elettrificazione, come documentato anche da un recente e interessante reportage del programma Presa Diretta andato in onda sulla Rai.

In Europa, a tenere alta la bandiera della transizione è rimasta la Norvegia che, pur vivendo la contraddizione di essere un grande esportatore di petrolio, immatricola ormai quasi esclusivamente auto elettriche, tanto che nei primi mesi del 2026 le nuove vetture a benzina si sono ridotte a poche decine di unità. Le tensioni geopolitiche e i conflitti continui mantengono instabili i prezzi del greggio, uno scenario che si potrebbe evitare puntando sulle energie rinnovabili prodotte internamente, settore in cui la Cina ha compiuto un’ulteriore svolta investendo massicciamente nel fotovoltaico.

Le reticenze europee vengono spesso giustificate con la volontà di proteggere l’industria automobilistica locale, ma la realtà dei fatti mostra come in Italia la produzione si sia drasticamente ridotta dopo il progressivo disimpegno di Fiat. Continuare a difendere il passato in nome di una filiera che nei fatti sta già smantellando le sue radici non fermerà il progresso, ma rischia di consegnare definitivamente le chiavi del mercato del futuro nelle mani di Pechino. Mentre l’Europa si divide su scadenze e rinvii normativi, la vera partita economica e geopolitica si sta già giocando altrove: restare aggrappati a vecchi paradigmi non proteggerà le nostre fabbriche, ma isolerà il nostro sistema produttivo dai flussi della nuova economia globale.

In questo scenario, il Vecchio Continente rischia di rimanere schiacciato tra il primato tecnologico dell’Oriente e le proprie indecisioni interne, trasformando quella che doveva essere una grande opportunità di transizione nell’ennesima, imperdonabile occasione mancata. La crisi del COVID-19 avrebbe dovuto insegnarci la resilienza e la capacità di adattarci rapidamente ai mutamenti globali, ma l’attuale immobilismo suggerisce che, forse, quella lezione è andata perduta.

Fonti: Rai, OFV (Norwegian Road Information Authority), Global EV Outlook

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. * Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it * * IG: @latitude_45