Tra il cielo e la terra: mostra personale di Mattia Abram
Dal 1° agosto fino alla chiusura stagionale del Museo Etnografico Maison Gérard Dayné, un percorso artistico che trasforma il paesaggio alpino in una riflessione sul cambiamento climatico, sulla solitudine contemporanea e sul bisogno di ricostruire una comunità.
Ci sono mostre che si visitano.
E poi ci sono mostre che si attraversano.
Non perché i quadri raccontino una storia, ma perché finiscono per raccontare qualcosa di noi.
È con questo spirito che, dal 1° agosto fino alla chiusura stagionale del Museo Etnografico Maison Gérard Dayné di Cogne, apre al pubblico la mostra pittorica personale di Mattia Abram, un’esposizione che nasce nel cuore delle Alpi ma parla a chiunque abbia, almeno una volta nella vita, sentito il bisogno di fermarsi davanti a una montagna e lasciarsi interrogare dal suo silenzio.
Non è una semplice raccolta di paesaggi.
È un invito.
Un invito a rallentare.
Ad osservare.
Ad ascoltare.

La montagna come specchio della nostra epoca
Le montagne non sono immobili.
Cambiano ogni giorno.
Cambiano i ghiacciai, cambiano i boschi, cambiano i corsi dell’acqua e cambia persino il modo in cui noi le abitiamo.
Negli ultimi anni il cambiamento climatico ha trasformato fenomeni che un tempo sembravano eccezionali in eventi sempre più frequenti. Ma accanto ai mutamenti della natura esiste un’altra trasformazione, forse meno evidente e altrettanto profonda: quella delle relazioni umane.
Viviamo sempre più connessi e, allo stesso tempo, sempre più soli.
Comunichiamo continuamente, ma spesso fatichiamo ad ascoltarci davvero.
Ed è proprio qui che la natura torna a insegnare.
Un bosco non vive grazie a un solo albero.
Una montagna non esiste senza il dialogo continuo tra roccia, acqua, vento, neve, animali e tempo.
Ogni elemento sostiene l’altro.
Ogni equilibrio nasce da una relazione.
Forse è questa la lezione più preziosa che il paesaggio alpino continua a offrirci.
Le opere di Mattia Abram non cercano il virtuosismo tecnico fine a sé stesso.
Cercano una domanda.
Ogni tela invita il visitatore a riflettere sul rapporto tra essere umano e ambiente, sul valore della semplicità e sulla necessità di recuperare un dialogo autentico con ciò che ci circonda.
La montagna diventa così molto più di un soggetto pittorico.
Diventa memoria.
Diventa responsabilità.
Diventa casa.
In un’epoca in cui tutto sembra misurarsi in velocità, produttività e risultati immediati, questa esposizione propone un gesto quasi rivoluzionario: fermarsi.
Per osservare un dettaglio.
Per ascoltare un silenzio.
Per ritrovare, attraverso l’arte, quella sensibilità che la frenesia quotidiana rischia di soffocare.
Non è casuale la scelta del Museo Etnografico Maison Gérard Dayné come sede della mostra.
Luogo simbolo della memoria di Cogne, il museo custodisce la cultura materiale della comunità alpina, raccontando il rapporto profondo tra l’uomo e la montagna.
Inserire un percorso artistico contemporaneo all’interno di questo spazio significa creare un ponte tra passato e futuro, tra tradizione e nuove sfide ambientali.
La riflessione non riguarda soltanto il paesaggio.
Riguarda il nostro modo di abitarlo.

Un invito aperto a tutti
Questa mostra si rivolge agli abitanti della Valle d’Aosta, ma anche a chi arriva dal Piemonte, dalla Lombardia e da tutte quelle regioni che hanno imparato ad amare le Alpi come luogo dell’anima prima ancora che destinazione turistica.
È un’occasione per vivere Cogne con uno sguardo diverso.
Per entrare in un museo e uscirne con una domanda in più.
Per ricordare che la natura non è soltanto ciò che osserviamo durante un’escursione, ma una presenza con cui costruiamo ogni giorno il nostro equilibrio.
Forse oggi, più che mai, abbiamo bisogno di tornare a guardare una montagna non per conquistarla, ma per comprenderla.
Informazioni
Mostra pittorica personale di Mattia Abram
📍 Museo Etnografico Maison Gérard Dayné – Cogne (AO)
🗓 Dal 1° agosto fino alla chiusura stagionale del museo (metà settembre)
L’ingresso è GRATUITO ed è un invito a fermarsi
Non per assistere semplicemente a una mostra.
Ma per concedersi il tempo di osservare ciò che la natura continua a raccontare, spesso in silenzio.
Perché forse il cambiamento che attendiamo dal mondo comincia proprio dal modo in cui scegliamo di guardarlo.











