La notte del fuoco
A Cogne, San Giovanni accende la magia dell’estate
Ci sono notti che passano senza lasciare traccia.
E poi ci sono notti che sembrano appartenere a un tempo diverso, antico e gentile, capace di mettere d’accordo il passato e il presente, i bambini e gli anziani, le montagne e le stelle.
La notte di San Giovanni, a Cogne, è una di queste.
Quando il sole comincia a scivolare dietro le cime del Gran Paradiso e le ultime luci del giorno si allungano tra prati e tetti di lose, qualcosa si muove nei villaggi. Non è fretta, non è agitazione. È piuttosto un’attesa silenziosa, quella che precede gli eventi importanti.
I mucchi di legna preparati con cura nei giorni precedenti sembrano addormentati. Ma aspettano soltanto una scintilla.
Poi arriva il momento.
Una fiamma si alza verso il cielo.
Poi un’altra.
E un’altra ancora.

Da Cogne alle sue frazioni, il fuoco prende vita e illumina la notte più breve dell’anno.
Le montagne osservano in silenzio.
I prati si colorano di riflessi dorati.
Le finestre si accendono di sorrisi.
E per qualche ora sembra che il mondo rallenti il proprio cammino.
I bambini guardano il fuoco con occhi spalancati, convinti che tra le scintille si nascondano fate, gnomi e piccoli draghi di montagna.
Gli adulti sorridono.
Molti di loro sanno che quelle creature probabilmente non esistono.
Eppure, in fondo al cuore, non ne sono del tutto sicuri.
Perché la notte di San Giovanni ha sempre avuto un rapporto speciale con i sogni.
Si racconta che le scintille portino lontano i pensieri pesanti dell’inverno.
Che il calore del fuoco custodisca desideri segreti.
Che le stelle, quella notte, si avvicinino un poco alla terra per ascoltare le storie degli uomini.
Forse è per questo che la festa continua fino a tardi.
Le persone si ritrovano attorno alle fiamme.
Si parla.
Si ride.
Si ricordano episodi lontani.
Nascono nuove amicizie.
I racconti passano di bocca in bocca al pari di piccole lanterne.

E ogni anno qualcuno aggiunge una storia nuova a quelle già esistenti.
Magari la storia di un bambino che voleva toccare la luna.
O di una nonna che conosceva il linguaggio dei fiori.
O di un vecchio larice che custodiva i segreti del vento.
Le montagne ascoltano tutto.
Sono brave a conservare i ricordi.
Molto più degli uomini.
Quando la notte avanza e le fiamme diventano braci rosse, il cielo sopra Cogne sembra ancora più vicino.
Le stelle si moltiplicano.
L’aria profuma di erba e di estate.
Qualcuno torna a casa.
Qualcun altro rimane ancora un po’.
Perché certe notti non si vorrebbero mai lasciare andare.
E forse è proprio questo il segreto della festa di San Giovanni.
Non il fuoco.
Non la tradizione.
Non la musica o i festeggiamenti.
Ma la capacità di ricordarci che esistono ancora momenti in cui una comunità intera si ferma, si guarda negli occhi e condivide qualcosa di semplice e prezioso.
Un fuoco acceso sotto le stelle.
Una storia raccontata tra amici.
E la sensazione, rara e bellissima, che la magia non appartenga soltanto alle fiabe.
A volte vive ancora tra le montagne.
E ogni anno, nella notte di San Giovanni, torna a farsi vedere tra le fiamme di Cogne.











