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COVID-19, vibrazioni antropiche dimezzate a causa della pandemia

La sede dell'INGV - Credit: Renato Sansone, Geomagazine.it

I drastici cambiamenti nella vita quotidiana causati dalla pandemia di COVID-19, hanno offerto un’opportunità unica per studiare gli impatti ambientali, come la riduzione delle emissioni e l’inquinamento nell’atmosfera. I cambiamenti ci hanno anche dato l’opportunità di ascoltare le vibrazioni naturali della Terra senza le distorsioni dell’input umano.

Un nuovo studio ha scoperto che il blocco delle attività ha causato un calo delle vibrazioni del 50% sulla superficie terrestre. Un periodo di quiete sismica come mai si era verificato negli archivi storici.

La ricerca, condotta dal Royal Observatory del Belgio e da altre cinque istituzioni in tutto il mondo, tra cui l’Imperial College di Londra, ha dimostrato che l’attenuazione del “rumore sismico” causato dall’uomo è stata pronunciata in aree più densamente popolate. Le maggiori cadute di vibrazione si sono rese evidenti a Singapore e New York, ma sono state osservate anche in aree remote come la Foresta Nera e a Rundu in Namibia. Non sono state da meno le università e le scuole della Cornovaglia e di Boston, dove il calo registrato dai sismometri di proprietà dei cittadini, ha superato del 20% quello registrato durante le vacanze scolastiche.
Inoltre, paesi come le Barbados, dove il blocco è coinciso con la stagione turistica, hanno visto una riduzione del rumore del 50 percento.

La relativa quiete ha permesso ai ricercatori di ascoltare i segnali di terremoti precedentemente nascosti e potrebbe aiutarci a differenziare il rumore sismico umano da quello naturale.
Il co-autore Dr. Stephen Hicks, del Dipartimento di Scienze e Ingegneria della Terra dell’Imperial, ha dichiarato: “Questo periodo di quiete è probabilmente il più lungo da quando abbiamo iniziato a monitorare la Terra in dettaglio. Il nostro studio evidenzia in modo univoco l’impatto delle attività umane sulla Terra solida e potrebbe farci vedere più chiaramente ciò che differenzia il rumore umano da quello naturale“.

L’articolo, pubblicato oggi su Science, sostiene che nonostante il 2020 non abbia visto una riduzione dei terremoti, l’attenuazione del rumore sismico non abbia precedenti.

Per raccogliere i dati, i ricercatori hanno esaminato i dati da una rete globale di 268 stazioni sismiche in 117 paesi e hanno riscontrato riduzioni significative del rumore rispetto a qualsiasi precedente blocco in 185 di tali stazioni.

Con l’aumento dell’urbanizzazione e la crescita delle popolazioni globali, sempre più persone vivranno in aree geologicamente pericolose. Sarà quindi più importante che mai distinguere tra rumore naturale e antropico in modo che possiamo “ascoltare” e monitorare meglio i movimenti del terreno sotto i nostri piedi“, spiega l’autore principale, il dott. Thomas Lecocq dell’Osservatorio reale del Belgio.

I blocchi causati dalla pandemia di coronavirus potrebbero averci fornito un barlume di intuizione su come il rumore umano e naturale interagiscano all’interno della Terra. La speranza è che questa intuizione generi nuovi studi che ci aiutino ad ascoltare meglio la Terra e capire i segnali naturali che altrimenti andrebbero persi.

Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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