Published On: sab, Dic 26th, 2020

I ragazzi del ’99, oggi

Leggendo il titolo, forse, molti penseranno alla generazione dei ragazzi del 1999, oggi ventenni, che in questa pandemia stanno subendo diverse limitazioni. Niente Capodanno, niente aperitivi, niente serate con gli amici. Si leggono su molti post o su articoli di queste problematiche che potranno influire sullo stato psicologico di questi ragazzi. Abbiamo avuto tutti vent’anni e sappiamo che a quella età l’energia e la voglia di stare con gli altri è tanta, ma forse qualche mese di sacrificio non sarà mai paragonabile a quello che subirono i loro coetanei del 1899.

Giovani d’oggi (Credit Rubybandiera)

Sappiamo bene che in questo turbinio di news sui media la memoria si è accorciata ancora di più. In pochi forse ricorderanno cosa è accaduto all’inizio dell’anno prima della pandemia. Figuriamoci andare a scavare in quella generazione di oltre un secolo fa. Sembrerà anacronistico andare a parlare di questi argomenti, ma forse oggi più che mai è importante soppesare tutto con il giusto peso. Qualcun altro potrà anche contestare dicendo che forse bisogna paragonarsi a situazioni migliori non a quelle passate solitamente meno confortevoli. 

Facciamo però un salto nel 1917. Siamo in piena prima guerra mondiale. L’Italia ha appena subito una cocente sconfitta a Caporetto contro l’esercito austriaco. Restano sul campo, in poco più di  due settimane, oltre 10.000 soldati italiani. L’esercito nemico invade il Veneto e dalle Dolomiti arriva fino al Piave. Si teme il peggio per l’Italia. Se non si resiste potrebbe essere la capitolazione definita.

Foto dedicata ai ragazzi del 99 (Credit Quitrentino)

In quel tragico 1917 vengono così chiamati alle armi i cosiddetti ragazzi del ’99. 18 anni appena compiuti per qualcuno e altri addirittura chiamati qualche mese prima del compimento della maggiore età. Preparati in fretta e furia e staccati alle famiglia di fatto ancora adolescenti, vengono tenuti inizialmente come riserve, ma alla luce della sconfitta di Caporetto vengono inviati al fronte. Le file italiane, drasticamente rimaneggiate, vengono rimpolpate da questi ragazzi che hanno avuto solo poco tempo per prepararsi alle armi. Inizia così l’ennesimo duro inverno al fronte. Altro che tepore domestico e smartphone sul divano.

Molti saranno i caduti di quella classe. Bisogna dire che forse quella ventata di gioventù impreparata fu un supporto, almeno psicologico, per i veterani che magari erano al fronte ormai da 3 anni. Per tutti questi ragazzi la guerra durò ancora fino al novembre 1918 e come dicevamo pocanzi molti non fecero più ritorno a casa. Le sofferenze furono atroci per tutti i soldati, ma immagiamo per un attimo cosa possa essere per chi fino a qualche anno prima giocava libero in uno dei tanti paesini d’Italia? 

Dunque, con queste riflessioni, possiamo capire che qualche mese di ristrettezza per i nostri giovani, paragonata a solo un anno fa può essere una cosa enorme, ma ricordando questi ragazzi, forse il tutto si può essere sopportabile e ridimensionato

Cippo nel Comune di Cinisello Balsano (MI)

Dei ragazzi del ’99 si parlò molto e il ribaltamento dei destini, che portò alla vittoria del primo conflitto bellico, li aiutò molto a passare alla storia. Non dimentichiamo che di classi di diciottenni ne erano state chiamate al fronte già prima del 1917, ma in qualche modo quelli del ’99 li rappresentarono tutti. Furono citati anche da D’Annunzio nella retorica post primo conflitto bellico e oggi diverse città italiane ricordano quel sacrificio di quell’ultima classe chiamata alle armi in quella prima guerra che in qualche modo, nel bene e nel male,  unì per la prima volta tutta l’Italia.

Cosa rappresentano dunque i ragazzi del ’99 oggi? Di certo non dobbiamo dimenticarci di loro, ma lasciamo a voi trarre le conclusioni.

Fonti consultate: Difesa.it, Primaguerramondiale.it, Avvenire

About the Author

- Ingegnere Ambientale, laureato presso il Politecnico di Torino, si è specializzato in difesa del suolo. Oggi si occupa di progettazione di impianti ad energia rinnovabile e di sviluppo sostenibile della montagna, con focus sulla mobilità elettrica. Volontario di Protezione Civile, ama la natura, ma anche i social media e la fotografia. Per compensare la formazione scientifica coltiva lo studio della storia e delle scienze politiche. Contatti: giuseppe.cutano@geomagazine.it