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SARS-CoV-2 e stagioni, dai dati nessuna evidenza scientifica

Da tempo si parla dell’eventuale relazione che intercorre tra il nuovo Coronavirus e le variazioni di temperatura legate alle stagioni. Alcuni dati hanno lasciato intendere che Sars-Cov-2 avrebbe mollato la presa con l’arrivo della calda stagione, altri hanno asserito l’esatto contrario. Siamo certi che molti lettori abbiano tanta confusione in merito alla vicenda. In realtà, un studio inviato alla casa Bianca dalla National Academy of Sciences (NAS), mette tutti a tacere dimostrando che non esistono prove né da una, né dall’altra parte. In sostanza non è possibile saperlo.

Attualmente gli studi mostrano risultati contrastanti e sono afflitti da problemi di dati e metodologia, invitando a non trarre alcuna conclusione scientifica. Secondo l’accademia, alcuni studi di laboratorio non possono inserire il tasso di umidità relativa presente nella nostra atmosfera, e non possono considerare la presenza di più ceppi che potrebbero avere resistenza potenziale diversa di sopravvivenza. Uno dei problemi a cui i ricercatori hanno dovuto far fronte, è che le aree temperate dell’emisfero australe presentano cambiamenti stagionali molto lievi, escludendo la possibilità di recuperare dati a temperature molto fredde. La scienza è aperta alla possibilità di trovare una correlazione causa-effetto tra il virus e la temperatura ambientale, ma al momento si tratta di considerazioni non supportate dal metodo sperimentale. Certamente, secondo i ricercatori, il distanziamento sociale resta un fattore di fondamentale importanza, a prescindere dai dati meteorologici rilevati.

Riferimenti bibliografici e fotografici: National Institutes of Health (NIH)

Categorie: Medicina & Salute
Renato Sansone: Giornalista scientifico, iscritto all'ordine nazionale dal 2013. Si occupa di cronaca scientifica dal 2011. Contatti: renato.sansone@geomagazine.it
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