Ciclone “Harry”: impatti, dinamica e segnale del cambiamento climatico
Tra il 19 e il 22 gennaio 2026 il ciclone extratropicale Harry ha colpito l’Italia meridionale, determinando una fase di maltempo estremo nel bacino centrale del Mediterraneo. L’episodio è stato contraddistinto da piogge abbondanti e persistenti, venti di burrasca e mareggiate eccezionali, specie lungo le coste ioniche. Nella Sicilia orientale le precipitazioni hanno raggiunto valori molto elevati, con esondazioni e diffusi allagamenti nei centri urbani. Case, attività economiche e infrastrutture hanno subito danni rilevanti e in vari comuni sono state disposte evacuazioni precauzionali.
Le zone costiere hanno registrato gli effetti più violenti: onde stimate fino a 9–10 metri (sino a 16 metri registrati a sud dell’isola) hanno prodotto forte erosione, danni a lungomari, linee ferroviarie, strutture portuali e allagamenti nei quartieri più bassi. Il sistema dei trasporti ha risentito pesantemente dell’evento, con chiusure temporanee di strade e tratte ferroviarie per frane e allagamenti, mentre porti e aeroporti hanno sospeso le operazioni nella fase più critica. Le amministrazioni locali hanno inoltre disposto la chiusura preventiva di scuole ed edifici pubblici.
Valutazioni economiche e meteorologiche
Le prime valutazioni economiche parlano di perdite molto consistenti, che in Sicilia vengono stimate tra centinaia di milioni e oltre un miliardo di euro, includendo danni a infrastrutture, attività costiere, turismo, pesca e agricoltura. Nonostante l’intensità della tempesta, non si sono registrate vittime, risultato attribuito alla diffusione tempestiva di allerte meteo di massimo livello, alle restrizioni alla mobilità e al coordinamento tra Protezione Civile ed enti locali, che hanno ridotto l’esposizione della popolazione alle situazioni più pericolose.
Dal punto di vista meteorologico, il ciclone è stato associato a una profonda anomalia di bassa pressione al suolo, con valori eccezionalmente inferiori alla norma nell’area nordafricana, a marcati contrasti termici, a un sistema frontale ben strutturato e a intense precipitazioni cumulate. I venti vicino alla superficie hanno superato 100 km/h. Un ruolo decisivo è stato svolto da un flusso persistente da est, che ha convogliato umidità dal Mar Ionio verso la Sicilia orientale, alimentando piogge intense e prolungate sui versanti esposti.
Il contesto del cambiamento climatico
Le valutazioni scientifiche più aggiornate indicano che, in un clima che si riscalda, i cicloni più intensi possono sviluppare venti prossimi alla superficie più forti, anche se il numero totale di sistemi potrebbe non aumentare. L’intensificazione è collegata a gradienti di pressione orizzontale più marcati e a una maggiore instabilità atmosferica in un’atmosfera più calda. Questo rafforzamento dei venti, insieme all’innalzamento del livello medio del mare e a eventi estremi più frequenti che influenzano il livello complessivo delle acque, è destinato ad aggravare mareggiate, inondazioni costiere, danni da onde e perdite infrastrutturali, soprattutto nelle aree costiere esposte del Mediterraneo centrale e orientale.
Cosa emerge dal confronto con il passato
Per attribuire un evento meteorologico estremo al cambiamento climatico, è necessario effettuare uno studio di attribuzione. La scienza dell’attribuzione, infatti, fornisce un quadro metodologico per valutare il grado di influenza del cambiamento climatico su un evento meteorologico. A tale scopo, pertanto, è stata condotta un’analisi su analoghi storici. La squadra internazionale di ricercatori, guidata principalmente da scienziati del Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement (LSCE), ha sottolineato che, trattandosi di un evento molto raro, il numero di casi analoghi disponibili risulta limitato, e ciò riduce la solidità statistica del metodo. Nonostante questa cautela, il confronto tra il clima recente e quello della seconda metà del novecento evidenzia segnali coerenti.
Risultati
La forma del minimo di pressione associato a eventi di questo tipo tende oggi a estendersi più verso nord, mentre l’intensità del nucleo centrale non mostra differenze marcate. Il segnale più robusto riguarda però lo stato termico di fondo, con temperature mediamente più alte di circa 1–2 °C sulla Sicilia e nelle aree circostanti. Le precipitazioni mostrano variazioni non uniformi, ma indicano localmente condizioni più umide. L’aspetto più evidente è tuttavia quello dinamico: nelle situazioni analoghe odierne si osservano venti più intensi, con incrementi tipici di 4–8 km/h sul versante ionico della Sicilia e sul mare adiacente. Questo rafforzamento è coerente con un flusso orientale o sud-orientale più vigoroso nei bassi strati, che aumenta l’impatto del vento sulla terraferma e rende più efficiente il trasporto di umidità verso la Sicilia orientale.
Anche nelle aree urbane di Catania, Messina e Cosenza il segnale è simile: condizioni più calde e ventose rispetto agli eventi analoghi del passato, con un potenziale aumento dell’esposizione a danni da vento e a pericoli costieri come onde e mareggiate. Le principali oscillazioni naturali del clima sembrano aver contribuito solo in parte, suggerendo che la differenza rispetto al passato sia in larga misura legata al riscaldamento globale di origine antropica.
Conclusioni
Il ciclone Harry si configura come un evento meteorologico eccezionale inserito però in un contesto climatico che ne ha probabilmente amplificato gli effetti. Rispetto a situazioni simili del passato, emergono venti al suolo più forti, fino a circa il 15% in più, temperature di fondo più elevate e condizioni favorevoli a impatti costieri più severi. L’episodio evidenzia la crescente vulnerabilità delle coste mediterranee e rafforza l’urgenza di strategie di adattamento a lungo termine nelle aree esposte a inondazioni e mareggiate.
Fonti e riferimenti scientifici:
- Faranda, D., Alvarez-Castro, M. C., Portal, A., Reale, M., Tang, H., Alberti, T., Krouma, M., Lucarini, V., & Coppola, E. (2026). Strong winds in Mediterranean Cyclone Harry mostly strengthened by human-driven climate change. ClimaMeter, Institut Pierre Simon Laplace, CNRS. https://doi.org/10.5281/zenodo.18377082
- Climameter – framework sperimentale per analisi di eventi estremi nel contesto del cambiamento climatico, sviluppato dal Laboratoire des Sciences du Climat et de l’Environnement (Institut Pierre-Simon Laplace, Francia) con collaborazioni internazionali (ICTP, INGV, Uppsala University).












