Cambiamento climatico, Gran Paradiso: cronaca di un ghiacciaio che si scioglie
Il 4 settembre 1860, come abbiamo raccontato in un articolo, venne scalata per la prima volta la vetta del Gran Paradiso: 4.061 m.s.l.m.. Il complesso montuoso, che divide la Valle d’Aosta dal Piemonte, è l’unico 4.000 interamente in territorio italiano. Chissà come erano esattamente i ghiacciai oltre 160 anni fa quando questi pionieri inglesi scalarono la vetta? Anche di questo abbiamo qualche informazione e qualche bozzetto che ci mostra, proprio nella zona del Gran Paradiso (versante nord valdostano), come erano ghiacciai. Avevamo fatto un approfondimento nelle analisi precedenti che trovate qui.
Come consuetudine, ogni anno scattiamo una foto del gruppo montuoso del Gran Paradiso ripresa dalla piazza di Cogne, dove chiunque può ammirare la presenza di nevi perenni. Il ghiacciaio più imponente del comprensorio, sul lato nord, è quello della Tribulazione, che è certo un’allegoria del Gran Paradiso, ma che sta diventando un “inferno” di caldo. Nella zona, secondo i nostri studi partendo dai dati della stazione climatica di ARPA VdA (Cogne – Gimillan circa 1.800 m), negli ultimi 30 anni la temperatura media è aumentata di circa 0,8 °C (dato assolutamente in linea con le analisi globali).

Partiamo sempre da uno scatto dell’agosto 1951 per avere una visione di quello che era il ghiacciaio (segnaliamo che comunque l’inverno ’50/’51 fu un inverno abbondante in termini nevosi, ma tiepido), provando a fare un’inversione di colori. Successivamente utilizziamo le immagini recenti per affinare la nostra analisi degli ultimi 7 anni, confrontando l’immagine del 2019 con quella di oggi (ndr 2026). Le foto sono state scattate all’incirca alla stessa ora a fine agosto, per avere le condizioni il più possibile simili. Certamente ci sono studi e misurazioni molto più approfonditi da parte di diversi enti, tra cui i dati del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ma già semplicemente elaborando le immagini si ottengono risultati degni di nota. Analizzando i fotogrammi, mediante strumenti informatici, ed enfatizzando il ghiacciaio, salta all’occhio come intere parti stiano scomparendo diventando nevai, mentre le sezioni più voluminose si stiano visibilmente assottigliando.

Una analisi semplificata in due dimensioni ci da un range di perdita di superficie fra il 35% e il 50% fra il 2019 e oggi e l’analisi bidimensionale non tiene conto della perdita di volume.

È inoltre emblematico notare come, anche in un anno molto siccitoso, i torrenti siano ancora carichi d’acqua: tutta acqua stipata nei serbatoi naturali dei ghiacciai e che stiamo inesorabilmente “perdendo” ed è proprio da queste cose, in montagna, che appare evidente ciò che sta accadendo al nostro pianeta. Ogni ulteriore commento è superfluo.

Le immagini sono state scattate e i dati elaborati da ing. G.Cutano per GeoMagazine.it.












